«Il referendum? Spero che non venga portato sul terreno politico, ma rimanga su quello tecnico»
La riforma della giustizia non ha mire autoritarie. Il ministro Carlo Nordio lo assicura, negando le accuse mosse da una parte delle forze di opposizione – Partito democratico, Movimento 5 stelle, Alleanza Verdi-Sinistra – e da un pezzo della magistratura contro il provvedimento che martedì ha incassato l’ennesimo via libera (questa volta da parte dell’Aula del Senato), proseguendo il suo iter parlamentare (in autunno, saranno calendarizzate le letture confermative dei due rami del Parlamento, prima del preannunciato referendum che dovrebbe svolgersi nella primavera del 2026). «La riforma era necessitata da una coerenza con il sistema processuale penale», ha detto il ministro della Giustizia, intervenendo nel corso di un’intervista trasmessa ieri sera dal Tg3. «La riforma è una logica resistenza del “processo accusatorio” voluta da Giuliano Vassalli, un eroe della resistenza, quindi senza nessuna mira autoritaria». «Spero che non venga portato sul terreno politico, ma rimanga su quello tecnico», è stato invece il commento sul referendum. Quella della giustizia è una riforma che spicca tra le priorità dell’agenda di palazzo Chigi, fin dall’insediamento: secondo il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, intervenuto in occasione del voto del Senato, si tratta di una riforma che «l’Italia aspetta da troppo tempo e che ha un triplice obiettivo: garantire ai cittadini il diritto al giusto processo che è sancito dalla Costituzione; disarticolare il sistema correntizio all’interno del Csm; restituire ai magistrati l’autorevolezza e la dignità che meritano». «Andremo avanti con decisione», ha concluso.