Credito, «chi nasce al Sud paga di più». Per Censis-Confcooperative esiste un “dazio del credito”
Sapevate che esiste anche un “dazio del credito”? Lo sostiene il Focus di Censis – Confcooperative. In pratica, «il credito in Italia ha un prezzo. E non è solo quello dei tassi d’interesse. Il credito viene erogato «con criteri che rischiano di cristallizzare le disuguaglianze esistenti, creando uno spread territoriale in un’Italia creditizia a due velocità», afferma Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative commentando il Focus. È di 1,89% la forbice che separa il costo del credito per le imprese della Calabria (5,68%) da quelle della Valle d’Aosta (3,79%). «Per un credito a 10 anni da 300 mila euro, un’impresa calabrese paga 33.000 euro in più rispetto a una della Valle D’Aosta». È questa la geografia «dell’apartheid finanziario italiano dopo la stretta monetaria del 2022 – 2023. Chi nasce al Sud paga di più». Tra dicembre 2023 e dicembre 2024, nel segmento a basso rischio, i prestiti alle grandi imprese sono cresciuti del +2,35%, mentre quelli alle micro, piccole e medie imprese stanno rispettivamente a -0,68%, -2,40% e -3,63%. Nel segmento ad alto rischio, le maggiori criticità. Le microimprese scendono dal -7,18% al -7,92%. Le grandi, se percepite come rischiose passano da -3,74% a -4,79%. E le famiglie? Se i tassi sui mutui per l’acquisto di abitazioni sono scesi dal picco del 4,50% del novembre 2023 al 3,17% di maggio 2025, ancora non sono tornati ai livelli pre-2022 (1,95%, gennaio 2019). Anche qui, purtroppo, incide lo spread territoriale. «Una famiglia calabrese che chiede un prestito da 50mila euro, rimborsabile in cinque anni, paga fino a 2.300 euro in più rispetto a una famiglia dell’Emilia-Romagna».