di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

L’approvazione della legge 76 del 2025 ha rappresentato una svolta storica per il nostro sistema di relazioni industriali. Si è trattato, infatti, del primo atto concreto volto a dare piena esecuzione all’articolo 46 della Costituzione, troppo a lungo rimasto solo sulla carta, una disposizione di giustizia sociale stabilita ormai molti decenni fa dai costituenti, che adesso, nel contesto contemporaneo, è più attuale che mai. Un principio che come Ugl, e prima ancora come Cisnal, abbiamo da sempre considerato tra gli obiettivi fondanti della nostra azione sindacale, al centro di una visione nella quale il lavoratore non è solo un prestatore d’opera, ma può e deve diventare un protagonista del mondo produttivo, consapevole e corresponsabile, nell’ambito di obiettivi comuni, e ciò può avvenire soltanto attraverso la partecipazione alle scelte dell’impresa per cui lavora. In questo modo riconoscendo al lavoro una piena dignità, come contributo attivo al destino dell’impresa ed anche come elemento fondamentale per la crescita economica e sociale del Paese. Oggi, per parlare di questo tema, abbiamo organizzato un evento a Roma, moderato dalla giornalista Ida Molaro, con l’intervento di figure istituzionali di primo piano: il Ministro del Lavoro Calderone, il Sottosegretario Durigon, il Senatore Delrio, l’ex Ministro Sacconi e Maurizio Gasparri, Capogruppo di Forza Italia al Senato e promotore del convegno, nel corso del quale abbiamo avuto anche l’opportunità di presentare il libro di Giuseppe Mosa, «Diritti al cuore dell’impresa», un approfondimento dei profili giuridici e culturali della partecipazione che ben si inserisce in questo momento di rinnovata attenzione verso un tema ancora poco conosciuto. Un confronto importante perché, come affermato da Calderone, la partecipazione dei lavoratori non è un «elemento accessorio, ma un fattore imprescindibile nell’ambito dello sviluppo di un’economia avanzata», da sostenere ulteriormente e da attuare concretamente nelle imprese italiane. Ora occorre lavorare affinché la sua applicazione diventi strutturale e capillare, per costruire un sistema produttivo più equo, che valorizzi pienamente il contributo dei lavoratori.