di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Due episodi, un’unica stupidità. Non è la prima volta e, purtroppo, non sarà neanche l’ultima, in cui mi ritrovo a ritenere doveroso intervenire di fronte a certi episodi. In una sola giornata, abbiamo assistito all’ennesimo atto di vandalismo contro la sede di un partito – come più volte avvenuto anche nei confronti di sedi di Organizzazioni sindacali, UGL compresa –, stavolta di Fratelli d’Italia e nuovamente a Oriolo Romano, e, allo stesso tempo, al danneggiamento della targa dedicata a Giacomo Matteotti, nel luogo in cui il deputato socialista fu rapito.
Danneggiare la sede di un partito politico, come avvenuto a Oriolo Romano o in altro luogo o di qualsiasi altro partito, così come distruggere la targa in memoria di Giacomo Matteotti non sono gesti di protesta, ma atti vili, figli della stessa ignoranza. Colpire simboli della partecipazione democratica – di oggi, come di ieri – significa colpire tutti noi. Non c’è colore che giustifichi la violenza, non c’è ideologia che renda meno grave l’offesa alla storia o al confronto civile.
Serve rispetto. Delle idee altrui, della memoria condivisa, delle regole del vivere insieme. Perché chi odia la democrazia, sotto qualunque bandiera si nasconda, fa sempre la stessa cosa: la calpesta.
Tutti coloro che, a vario titolo, hanno l’onore e l’onere di rappresentare soggetti politici, organizzazioni sindacali e di categoria, associazioni d’impresa, cioè tutti coloro che compongono la società civile, sono e continueranno ad essere chiamati a difendere i simboli e i presidi della democrazia, a prescindere dal colore politico di riferimento di quei simboli stessi e delle idee politiche delle persone che intendono difenderli, finché in Italia non verrà superata quella cultura della contrapposizione, che porta a considerare l’avversario politico o, in alternativa, l’idea politica “opposta”, qualcuno o qualcosa da eliminare, da distruggere.
Di tentativi in tal senso, a onor del vero, se ne stanno facendo molti e, da parte nostra, come organizzazione sindacale, considerare la partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili dell’impresa uno dei principi fondativi del nostro Atto fondativo e una delle battaglie prioritarie della nostra azione sindacale, va esattamente nella direzione del confronto e dell’incontro, opposta a quella dello scontro e del conflitto, tra lavoro e capitale, cioè tra lavoratrici e lavoratori dipendenti e le rispettive imprese di riferimento. Una cultura della democrazia economica che è e può essere una delle declinazioni della parola e del principio chiamato “democrazia” e della tolleranza, che dovrebbero pervadere ogni ambito del nostro vivere e convivere civile.
Molta strada, evidentemente, ancora resta da fare, ma non bisogna arrendersi e continuare ad insistere ognuno per la propria parte. Esattamente come noi dell’UGL siamo intenzionati quotidianamente a fare.