di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Un passo nella giusta direzione per la costruzione di un’Italia con una chiara visione di equità sociale. Se ne parla in un articolo su Italia Oggi: dopo l’approvazione alla Camera, è passato definitivamente anche al Senato il disegno di legge n. 1430, che introduce importanti misure in favore dei lavoratori affetti da malattie oncologiche, croniche e invalidanti. La legge, che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2026, prevede nuove tutele, consentendo che si possa superare il periodo di comporto, solitamente di 180 giorni, oltre il quale, prima di questa norma, il lavoratore rischiava il licenziamento. Viene, infatti, introdotto un ulteriore congedo, che potrà essere continuativo o frazionato, della durata massima di 24 mesi, che non sarà retribuito né coperto da contribuzione utile alla pensione, se non tramite riscatto, ma durante il quale verrà garantita la conservazione del posto di lavoro al dipendente malato. Un diritto riconosciuto non solo alle persone con patologie oncologiche, ma anche a chi è affetto da malattie invalidanti o croniche, purché con un’invalidità pari o superiore al 74%. Oltre a ciò, i lavoratori affetti da queste patologie avranno priorità nell’accesso allo smartworking al rientro in servizio ed avranno ulteriori 10 ore annue di permesso retribuito per effettuare esami e visite mediche, permessi estesi anche ai lavoratori che siano genitori di figli minorenni malati oncologici o con patologie invalidanti. Il provvedimento, inoltre, chiarisce e rafforza alcuni diritti già previsti dalle leggi 104/1992 e 53/2000 sui permessi mensili ed il congedo biennale per i lavoratori disabili e per i lavoratori caregiver ed amplia le tutele anche per gli autonomi che operano per un committente. Un atto di civiltà che era giusto fare di per sé, ma che adesso, a ben vedere, si rivela ancora più importante se si considera il progressivo invecchiamento della forza lavoro italiana. Dato, infatti, l’innalzamento dei requisiti necessari al pensionamento ed il generale invecchiamento della popolazione causato dalle dinamiche demografiche, attualmente l’età media dei lavoratori italiani è di oltre 44 anni, con la conseguenza di un aumento della diffusione di patologie croniche tra la popolazione ancora attiva. Una situazione che richiedeva una riformulazione delle tutele, per venire incontro ad eventualità che, ora, fra i lavoratori, sono, per forza di cose, sempre meno straordinarie. Una misura giusta, quindi, perché da un lato riconosce al lavoratore un valore come persona, affermandone la dignità ed il diritto a curarsi senza dover temere ricadute professionali e perdita della propria occupazione, e dall’altro tiene conto in modo organico delle complesse dinamiche del mondo del lavoro contemporaneo, che sempre di più richiede strumenti nuovi, tarati sul contesto sociale dei nostri tempi.