Tajani: «Credo che i magistrati non abbiano motivi di preoccupazione. Nessuno vuole lo scontro»

Il governo è alla vigilia di un giorno importante. Domani infatti al Senato è in programma il passaggio decisivo, anche se non definitivo, per la riforma costituzionale della giustizia che prevede la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. La riforma, tra i punti cardine del programma di palazzo Chigi, ha innescato forti polemiche: le forze che animano l’opposizione e pezzi della magistratura non hanno lesinato critiche nei confronti del testo che, ricordiamo, introduce anche l’istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura, uno per i magistrati giudicanti e un altro per i magistrati requirenti, e la creazione di un’Alta corte disciplinare. «Credo che i magistrati non abbiano motivi di preoccupazione», ha detto ieri il ministro degli Esteri e vice presidente del Consiglio, Antonio Tajani, in un’intervista al “Corriere della Sera”. Il leader di Forza Italia, principale sponsor della riforma, ha difeso la bontà del provvedimento: «Nessuno vuole lo scontro. La riforma della giustizia del centrodestra è semplicemente uno dei pilastri della storia di Forza Italia. In breve: giustizia al servizio dei cittadini». Dello stesso avviso anche il premier, Giorgia Meloni: è «solo uno dei tasselli di un lavoro più ampio che il governo sta facendo per riformare la giustizia italiana, per mettere fine alle storture a cui abbiamo assistito negli ultimi decenni, per coniugare le garanzie con l’equità e la velocità dei processi. L’Italia merita una giustizia più giusta, più vicina ai cittadini e alle imprese», ha detto in un video messaggio al convegno “Magistratura e riforme”, che s’è svolto venerdì pomeriggio.