Il crollo delle nascite ha effetti diretti sulla tenuta del sistema previdenziale

La diminuzione delle nascite sta preoccupando i governi anche per i loro effetti sulla popolazione anziana e sul sistema previdenziale. L’Istat ha indicato come, oltre alla diminuzione delle nascite, vi è l’allungamento della vita media, prevista in 81,4 anni per gli uomini e 85.5 per le donne: ciò comporta una maggiore spesa per le pensioni non coperta dai lavoratori attivi i quali, pur in aumento (24.332.000 alla fine di febbraio), non sono sufficienti per l’equilibrio finanziario. E ciò potrebbe comportare o l’allungamento dell’età pensionabile (per il momento sospesa) o modifiche delle modalità di calcolo della pensione. Ma questo non è un problema solo italiano perché a febbraio l’Ocse ha pubblicato un ampio rapporto sulla situazione demografica elaborato da Gudrun Kugler, vicepresidente di quella assemblea parlamentare nonché deputata austriaca di Vienna per il Partito Popolare. La Kugler indica la questione demografica come un fattore fondamentale per le sue conseguenze sul pensionamento, la vecchiaia e la salute, che deve essere considerata il principale interesse della politica. Lo squilibrio giovani-anziani può provocare tensioni intergenerazionali; indebolimenti della coesione sociale; pressioni per far cessare prima la vita, come l’eutanasia e il suicidio assistito; allungamento dell’età pensionabile per ridurre la spesa pensionistica; incremento della spesa sanitaria per servizi geriatrici, gestione della cronicità, cure domiciliari. I governi, secondo quel rapporto, dovrebbero occuparsi di entrambe le questioni: favorire le nascite, con assistenza economica e di servizi alle famiglie; favorire l’occupazione, anche parziale, degli anziani; apprestare adeguati sistemi di assistenza sanitaria. In Italia, peraltro, oltre al crollo della natalità si assiste anche al fenomeno degli espatri dei giovani, in gran parte istruiti, che si recano all’estero in cerca di migliori occasioni lavorative: nel solo 2024 sono stati 190.000, rispetto ai 380.000 nuovi nati.