di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Oggi, sul Sole 24 Ore, si parla di una tendenza crescente nei luoghi di lavoro: l’utilizzo di soluzioni di welfare aziendale in particolare nell’ambito sanitario. Con una Sanità in affanno e tempi lunghi per poter accedere a visite ed esami, molti lavoratori, il 41% secondo la ricerca presa in esame dal quotidiano, considerano importante poter avere una copertura sanitaria integrativa e l’accesso agevolato a centri convenzionati per poter utilizzare la sanità privata, più rapida, a costi accessibili. Diverse aziende, in linea con questa richiesta, considerano il welfare aziendale, in ambito sanitario e non solo, come una leva contrattuale sempre più strategica, per migliorare di fatto il tenore di vita dei propri dipendenti in modo fiscalmente vantaggioso. Si tratta di una forma di contrattazione moderna e avanzata, capace di portare nel mondo del lavoro strumenti concreti per il benessere dei lavoratori e che va sicuramente appoggiata dal sindacato, per offrire risposte alle necessità dei dipendenti, una fra le quali, è, appunto, quella relativa alla salute, propria e dei propri familiari. Un tema molto importante, se si considera che, sempre secondo i dati forniti dal Sole, il 72% dei dipendenti italiani ha rimandato l’accesso a cure mediche negli ultimi due anni, il 27% per via delle lunghe liste d’attesa, il 26% per motivi economici, e che un lavoratore dipendente su quattro ritiene di non potersi permettere le cure sanitarie di cui avrebbe bisogno, con, naturalmente, criticità maggiori tra le categorie economicamente più fragili. L’introduzione di convenzioni sanitarie all’interno del contratto di lavoro è, quindi, senz’altro uno strumento molto positivo ed apprezzabile. C’è però da sottolineare anche il fatto che la sanità pubblica è, nel nostro sistema basato sul cosiddetto modello sociale europeo, un diritto universale, e che l’assistenza non deve essere riservata alle persone con impieghi meglio strutturati, tutelati e retribuiti. Se, quindi, da un lato, certamente è importante che strumenti di welfare aziendale in ambito sanitario siano introdotti sempre più frequentemente nella contrattazione, dall’altro è essenziale difendere e rilanciare il diritto all’assistenza sanitaria pubblica, fiore all’occhiello del nostro modello sociale, che deve restare il perno su cui costruire ogni politica di salute, con risorse volte a garantire servizi adeguati agli utenti e condizioni di lavoro congrue ai lavoratori del settore. È necessario un approccio bidirezionale: da un lato sostenendo l’evoluzione della contrattazione collettiva, ma dall’altro ricordando che questi strumenti, per quanto utili e innovativi, non devono diventare una scorciatoia per privatizzare, di fatto, la Sanità. Il welfare aziendale deve essere complementare, non sostitutivo del diritto all’assistenza sanitaria pubblica, universale e gratuita, un pilastro del nostro modello sociale sancito nel dettato costituzionale italiano, che va difeso e rafforzato.