Il piano Bayrou, «lavorare a Pasquetta»
Il fatto è che il deficit francese ha toccato il 5,8% del Pil, quasi il doppio rispetto alla soglia del 3% imposta dall’Ue e, di sicuro, l’instabilità politica non ha giovato, dal momento che, dal 2022 i quattro governi, che si sono succeduti, non sono riusciti a contenere il calo delle entrate fiscali e l’aumento delle spese. Così il primo ministro francese, Francois Bayrou, ha presentato un piano di bilancio per il 2026 “lacrime e sangue” ovvero un piano di austerità da 43,8 miliardi di euro che punta a riportare sotto controllo i conti pubblici, a partire da due misure simboliche e impopolari. Tra queste, l’abolizione di due giorni festivi — tra le ipotesi il lunedì di Pasqua e l’8 maggio, giorno della vittoria sul nazismo — giustificata con motivazioni economiche: «Ci sono semplicemente troppe festività a maggio, i francesi devono tornare a lavorare in quel mese», ha spiegato Bayrou, stimando in circa due miliardi di euro l’impatto positivo per ciascun giorno recuperato in termini di produttività». A fronte di un aumento record della spesa militare, annunciato in pompa magna dal presidente francese Emmanuel Macron, grazie ai 6.5 miliardi di euro in programma nei prossimi due anni (3.5 miliardi nel 2026 e altri 3 miliardi nel 2027), con la nuova finanziaria il governo Bayrou ha scelto di congelare sia la spesa sociale sia le soglie fiscali al livello del 2025, senza neppure l’adeguamento all’inflazione. Unica eccezione: il bilancio della Difesa, come appunto annunciato nei giorni scorsi da Emmanuel Macron. Il piano di austerità è riuscito a ravvicinare le due ali del dissenso che, per scelta della sinistra e per un patto non scritto con il governo, raramente si incontrano. Stavolta, invece, Marine Le Pen, capogruppo del Rassemblement National, ha attaccato duramente la manovra, definendola «un piano da rivedere» e che, «in caso contrario, lo sfiduceremo», così come a sinistra, dove finora i socialisti avevano evitato di unirsi all’estrema destra nelle mozioni di sfiducia, garantendo a Bayrou una fragile tregua, il capogruppo del partito socialista, Boris Vallaud, ha parlato di un piano «brutale e inaccettabile», segnalando un possibile cambio di linea.