Rallentano le uscite anticipate per effetto delle misure incentivanti

Le parole del presidente dell’Inps, Gabriele Fava, («Il nostro sistema pensionistico è solido») sono nette e risuonano forte anche nei confronti di alcuni osservatori esteri che continuano a ripetere, ormai da parecchi anni, la solita storia del costo eccessivo delle politiche previdenziali nel nostro Paese. L’analisi del numero uno di Inps è circostanziata e rimanda alle sfide demografiche e sociali che sta vivendo l’Italia, considerazioni che ritroviamo spesso anche nelle parole dei leader di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Guardando ai numeri, il 2024 si è chiuso con 16,3 milioni di pensionati, in larga parte a carico proprio dell’Inps (altri soggetti hanno in pancia circa 700mila pensionati), per un corrispettivo di 364 miliardi di euro su base annua. Prosegue la sensibile crescita dei contributi sociali. Si conferma la marcata differenza media fra gli assegni erogati agli uomini e quelli alle donne. Nell’ultimo anno, si è registrata una contrazione delle uscite anticipate (la causa va ricercata, prima ancora che nella revisione dei requisiti, negli incentivi a restare) ed una crescita delle pensioni di vecchiaia (+14,5%) e di invalidità (+11,8%). La prima conseguenza è che si è innalzata l’età media di pensionamento, passata da 64,2 anni del 2023 a 64,8 anni del 2024. Nello specifico, l’età media di pensionamento per la pensione di vecchiaia è di 67,2 anni, mentre quella per la pensione anticipata è di 61,6 anni.