di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Dazi e acciaio, lavoro e industria, manifatturiero e siderurgia, sviluppo e ambiente sono questioni intimamente legate tra di loro. L’augurio è che ne siano consapevoli le opposizioni parlamentari e, soprattutto, gli Enti locali – Puglia e Taranto – che in queste ore e giorni hanno la responsabilità di contribuire a far naufragare o a rendere utile al fabbisogno nazionale, a sua volta in un’orbita di interesse molto più ampio, e segnatamente europeo, il piano che servirà a rendere operativa l’ex Ilva, che non vuol dire soltanto Taranto, ma anche Genova, e a garantire il futuro agli stabilimenti e di conseguenza alle migliaia di lavoratori coinvolti, diretti e indiretti, nonché di un’industria, quella siderurgica, essenziale, fondamentale, per altri comparti industriali, a partire dal manifatturiero fino all’automotive, a cui si lega lo sviluppo intero del Paese, che sia competitivo e, allo stesso tempo, sostenibile per l’ambiente e il clima. Soprattutto per una città come Taranto e i suoi abitanti, martoriati da decenni di inquinamento.
Tutto è intimamente legato e lo è anche alla notizia che più di tutte in questi giorni si è guadagnata l’attenzione dei media: la politica dei dazi Usa, che potrebbe impattare anche sul nostro acciaio, qualora noi non fossimo in grado di garantire livelli adeguati al fabbisogno nazionale, già non adeguati da tempo. Altrimenti l’acciaio cinese, scadente ma a buon mercato, non avrebbe tanto successo non solo in Italia, ma anche in Europa. Per non inquinare ancora Taranto, è necessario un processo di decarbonizzazione e cioè un acciaio prodotto con forni elettrici e per farli funzionare occorre una nave rigassificatrice che, però, gli Enti locali, di cui sopra, preferirebbero non sentir parlare per timore di suscitare una sollevazione popolare.
Ecco perché, oggi, dopo ore di trattativa al Mimit, in cui si è discusso dell’accordo di programma istituzionale per la decarbonizzazione dell’acciaieria, si è arrivati a un rinvio della decisione finale al 31 luglio prossimo, con la firma del verbale che, per il ministro Urso, è un dato «significativo» del clima collaborativo e costruttivo presente tra tutti gli attori. Il sindaco di Taranto ha chiesto di coinvolgere il Consiglio Comunale per sottoporgli il piano di piena decarbonizzazione, grazie al quale a Taranto si potrà realizzare «il più avanzato», così lo ha chiamato Urso, stabilimento siderurgico green d’Europa. La proposta di mediazione del ministro Urso è riuscita a far fare un passo in avanti anche ad una nuova autorizzazione integrata ambientale e sanitaria Aia per Taranto.
Piccoli passi, per evitare passi falsi, perché, appunto, tutto si lega e tutto, in un attimo, si potrebbe compromettere. Una verità che, si spera, dovrebbe essere chiara a tutti.