di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Le sfide economiche che l’Europa si trova oggi ad affrontare, in primis i dazi statunitensi, impongono una riflessione profonda sulla direzione delle politiche commerciali dell’Unione, ma anche su quelle industriali ed energetiche, occupazionali e sociali. Per quanto riguarda i rapporti Usa-Ue è necessario puntare su una mediazione efficace finalizzata al raggiungimento di un equilibrio soddisfacente tra le due sponde dell’Atlantico, però, se un eventuale accordo dipende dalla volontà di entrambe le parti, dipende invece solo da noi europei, o meglio, dalle decisioni che prenderanno le istituzioni dell’Unione, creare, indipendentemente dalle scelte altrui, delle condizioni favorevoli alla crescita economica, alla piena occupazione e alla coesione sociale. In questo contesto, l’analisi di Daniele Capezzone pubblicata oggi su Libero offre spunti interessanti sostenendo che è ormai il momento di riconsiderare con lucidità gli strumenti di governance economica europea, a partire dal Green Deal ma anche dal Patto di Stabilità. Per rilanciare l’economia reale serve un’Europa meno burocratica e più attenta alle esigenze di chi produce, investe e lavora. Un aspetto fondamentale riguarda proprio la transizione verde e la politica energetica, rivedendo la prima, affinché non si traduca in un freno per le imprese ed anche in una nuova forma di disuguaglianza sociale, territoriale e generazionale, e, per quanto riguarda la seconda – dopo le recenti crisi internazionali – dotando il vecchio Continente di una strategia energetica autonoma, sicura e competitiva, basata su tecnologie innovative, senza pregiudizi ideologici. Per quanto riguarda il Patto di Stabilità, poi, lungi dal voler negare l’importanza di una disciplina di bilancio, occorre però superare la rigidità di alcuni vincoli, che rischia, in un momento di forti tensioni internazionali, di ostacolare gli investimenti necessari a rilanciare la produttività e l’occupazione. In questa fase storica, caratterizzata da una crescente incertezza economica, geopolitica e sociale, sarebbe saggio procedere a una revisione mirata delle regole più stringenti del Patto, per consentire agli Stati membri di affrontare con strumenti adeguati le urgenze in corso. Di fronte alle sfide dei nostri tempi, l’Europa ha oggi l’occasione – ed il dovere, se vuole mantenere la propria ragion d’essere – di dimostrare di essere non solo una buona comunità economica, orientata, quindi, alla crescita, ma anche una vera comunità di destino, capace di tenere insieme rigore e solidarietà, ambiente e industria, sviluppo e coesione sociale. Un’Unione più vicina ai cittadini e più rispettosa delle esigenze dei lavoratori, che investa sul futuro, che scommetta sulla formazione, sull’innovazione e sulla qualità del lavoro, e che abbia il coraggio di rivedere le proprie priorità alla luce della realtà.