di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Bisognerebbe smettere di fare contropropaganda o fare finta, per negarli implicitamente, che in materia di occupazione l’Italia non abbia raggiunto importanti traguardi, conquistando, l’una dopo l’altra, percentuali da record. Ieri l’Ocse – rilevando un aumento annuo dell’1,7% a maggio 2025 e minimi storici di inattività – e, oggi, l’Istat confermano che il mercato del lavoro italiano è solido.
Tutto ciò in un contesto in cui non solo l’incertezza economica, per evidenti e diverse ragioni, non solo continua a restare sovrana, ma è anche in aumento. Nonostante ciò, evidenzia l’Istat nell’ottava edizione del Rapporto sui “Sustainable Development Goals (SDGs)”, il numero di occupati a maggio è salito dello 0,3% rispetto ad aprile. Crescita che ha coinvolto sia i dipendenti permanenti sia gli autonomi mentre è calata tra i dipendenti a termine. Ciò vuol dire che sono i contratti stabili la principale formula a cui si ricorre nei rapporti di lavoro, fatto assolutamente positivo, a prescindere dalla qualità intrinseca del lavoro. Se il lavoro italiano continua a crescere a fronte di un contesto di incertezza e di un andamento della produzione industriale dal segno negativo, vuol dire che il lavoro italiano è stato liberato da una serie di nodi strutturali, che in precedenza lo imprigionavano. E non solo il lavoro: aumenta, in termini congiunturali, la spesa delle famiglie; aumenta (anche se non quanto ci si auspica) il reddito disponibile lordo, cresce la propensione al risparmio (+0,6 punti percentuali). Certo, restano da risolvere importanti nodi, i quali, una volta sciolti, porterebbero il lavoro italiano ad altre cifre da record, alla luce di una crescente domanda che non trova corrispondenze nell’offerta di lavoro.
Oggi per l’UGL è un’importanza giornata di formazione sindacale, che abbiamo organizzato a Napoli, perché la formazione è per noi, da sempre, una delle chiavi di volta di molti aspetti critici, a cominciare da un adeguamento e da una crescita dei salari che sia sostenibile. Il ruolo della formazione, insieme a quello della contrattazione, è decisivo anche per aumentare la presenza dei giovani e delle donne nel mondo del lavoro e per rilanciare la produttività delle imprese. Investire nella formazione, a partire dagli ITS, dalle politiche attive per i disoccupati e dalla formazione continua in azienda, è la strada maestra per rafforzare la competitività e migliorare i redditi dei lavoratori, senza compromettere l’occupazione. Altrettanto necessario è rafforzare i controlli contro il dumping contrattuale, puntare sul rinnovo dei contratti di lavoro nazionali, incentivare i contratti di lavoro di secondo livello aziendale.
Così, ne siamo più che certi, l’Italia riuscirà a collezionare ulteriori record.