Tutto rinviato al 1° agosto. Ma siamo sicuri?
Era proprio oggi la data fatidica, il 9 luglio, quella in cui sarebbero scattati i dazi. Invece, tutto rinviato al 1° agosto. Vediamo nel dettaglio cosa è successo.
«Secondo le lettere inviate ieri a diversi Paesi, oltre a quelle che saranno inviate oggi, domani e nel prossimo periodo, le tariffe inizieranno a essere pagate il 1° agosto 2025», «non saranno concesse proroghe», ha scritto Trump sul suo social network Truth. E «non ci sono state modifiche a questa data né ce ne saranno», per cui, «in altre parole, tutti i soldi devono essere pagati dal 1° agosto 2025». Ma, in seguito, nelle dichiarazioni alla stampa alla Casa Bianca, Trump ha lasciato intendere che questo limite potrebbe cambiare di nuovo se i Paesi mostrassero segni di voler negoziare.
Dalle reazioni che arrivano dal mondo finanziario fino all’economia reale, ognuno sembra pensarla leggermente “a modo suo”, quasi a sottintendere che non siano i dazi il male peggiore, ma l’incertezza. Per il presidente della Camera di Commercio, Carlo Sangalli, però «bisogna evitare assolutamente una guerra sui dazi», perché «comportano un aumento delle tasse e per il nostro mondo imprenditoriale. Non solo non devono essere aumentate ma devono essere diminuite». Le Borse europee, invece, si mostrano già positive, quindi in rialzo, proprio per l’ottimismo circa un accordo sui dazi tra Ue e Stati Uniti.
«La nostra linea è stata chiara: saremo fermi, ma preferiamo una soluzione negoziata e per questo stiamo lavorando a stretto contatto con l’amministrazione statunitense per raggiungere un accordo», ha dichiarato la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.