Lo rende noto l’Istat, osservando, però, che «nella maggior parte dei capoluoghi le concentrazioni di ozono e polveri sottili restano ancora a livelli nocivi per la salute»

«Migliora la qualità dell’aria nelle città, ma nella maggior parte dei capoluoghi le concentrazioni di ozono e polveri sottili restano ancora a livelli nocivi per la salute». Lo rende noto l’Istat, l’Istituto nazionale di statistica, osservando, in un dossier che tratta diversi temi – il trasporto pubblico locale, la mobilità sostenibile, il verde urbano… – che «le città sono laboratori della sostenibilità, dove le amministrazioni locali sono chiamate a sviluppare e mettere in atto strategie di risposta e innovazioni per il contenimento degli impatti ambientali e il miglioramento della qualità della vita dei cittadini». Spulciando i dati, emerge così che la domanda di trasporto pubblico locale torna ai livelli pre-pandemici. Non si arresta il rinnovamento delle flotte, ma oltre il 40% degli autobus in esercizio circola da oltre 10 anni. Risulta in ripresa il car sharing (4,7 veicoli per 10mila abitanti, contro i 4,6 del 2019) mentre l’offerta degli altri servizi di mobilità condivisa – bike sharing, scooter sharing…- è in calo. Continuano a crescere sia l’estensione delle piste ciclabili (+27,4% in 5 anni) che le aree di forestazione urbana per la mitigazione dell’isola di calore (+6,7% sul 2022). In lieve aumento anche le aree verdi accessibili (+0,4% all’anno dal 2011). Tutto ciò ha contribuito all’abbassamento dei livelli di inquinamento da particolato atmosferico registrato dal rapporto, che ha passato in rassegna 109 Comuni capoluogo di provincia o città metropolitana. Non solo luci, ma anche ombre: al netto dei miglioramenti, l’Istat ricorda che «la situazione complessiva rimane critica poiché nella maggior parte delle città italiane le concentrazioni di polveri sottili restano ampiamente al di sopra dei valori che l’Oms», l’Organizzazione mondiale della Sanità, «considera nocivi per la salute umana». Capitolo dedicato ai rifiuti urbani, infine: nel 2023 la produzione complessiva è tornata a crescere allo stesso ritmo del Prodotto interno lordo (+0,7% rispetto all’anno precedente): sono state prodotte in totale 29,3 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, pari a 496,2 kg per abitante (+4,0 kg rispetto al 2022). Non si registrano progressi, dunque, nel disaccoppiamento tra produzione di rifiuti urbani e crescita economica, obiettivo a cui mirano le politiche europee», osserva l’Istat, registrando un progresso nella raccolta differenziata, che riguarda il 66,6% dei rifiuti urbani.