Al centro del colloquio, una tregua da sessanta giorni
Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, è negli States. Un “soggiorno” che prevede diverse tappe, la più importante in programma questa sera: l’incontro con il presidente degli States, Donald Trump. Un faccia-a-faccia che rappresenta l’impegno più importante in un’agenda fitta di incontri: prima dell’inquilino della Casa Bianca, il premier israeliano ha visto anche il segretario di Stato americano Marco Rubio e l’inviato speciale Steve Witkoff. Al centro dei colloqui, il futuro post bellico della Striscia di Gaza e, soprattutto, una tregua di sessanta giorni, durante la quale Hamas rilascerebbe dieci ostaggi in vita (e diciotto salme) mentre Israele ritirerebbe le forze in una zona cuscinetto (di questo stanno parlando anche le delegazioni di Israele e Hamas a Doha, dove si stanno svolgendo, per ora senza grossi risultati, i colloqui indiretti, mediati da Egitto e Qatar). Il cessate-il-fuoco non si tradurrebbe nella fine definitiva delle ostilità, ma offrirebbe esclusivamente una finestra temporale da utilizzare per raggiungere un accordo di pace. Nel frattempo, dopo aver attaccato l’Iran, le forze armate israeliane hanno colpito alcune infrastrutture degli Houthi, la milizia yemenita foraggiata da Teheran, nei porti di Hodeidah, Ras Issa e Salif, e la centrale elettrica di Ras Al-Kathib. Agli attacchi, gli Houthi hanno replicando lanciando due missili verso Israele.