di Francesco Paolo Capone
Convinto, così come lo è il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, che la soluzione al sovraffollamento delle carceri italiane non sia l’indulto, perché equivarrebbe ad una resa dello Stato, mentre i cittadini chiedono più sicurezza, credo sia opportuno sostenere l’iniziativa del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, il quale, nel ricevere il capo del Dap, ha rilanciato l’allarme carceri, diventate «palestre della criminalità», allo scopo di chiedere maggiori investimenti per assumere agenti e assistenti, alla luce di un’ondata sempre più preoccupante di suicidi.
È altrettanto opportuno segnalare sul tema un rarissimo caso di “fair play” politico: due esponenti del Partito Democratico – prima il tesoriere l’.On Michele Fina e poi l’On. Gianni Cuperlo, che ha concorso a suo tempo alla carica di segretario del Pd – hanno condiviso il diario dal carcere romano di Rebibbia che Gianni Alemanno, esponente di spicco della destra capitolina, nonché ex ministro ed ex Sindaco di Roma, attualmente detenuto, sta scrivendo e pubblicando attraverso il suo staff sulla sua pagina Facebook per denunciare le condizioni di chi è recluso in questi giorni di caldo estremo, tra sovraffollamento e disagi anche per la Polizia penitenziaria.
Nel corso della discussione in Senato sul ddl costituzionale sulla separazione delle carriere, Michele Fina ha letto alcuni passaggi del diario – «qui si muore di caldo, ma la politica dorme con l’aria condizionata», è uno dei più significativi – e è arrivato a criticare il Parlamento, accusandolo di ignorare i veri problemi della giustizia italiana. Gianni Cuperlo ha pubblicato sui social un estratto dello stesso diario, ponendosi domande importanti («Chi è un avversario politico?»), ma soprattutto spiegando le ragioni del suo gesto: «Oggi riproduco qui sotto il “diario” che Gianni Alemanno (già parlamentare, ministro, sindaco di Roma) ha pubblicato su questi giorni d’inizio estate e su cosa implica viverli dentro un carcere. Credo sia una lettura doverosa, non per la matrice politica e culturale di chi la scrive, ma per quel senso di umanità che lo Stato (e la democrazia) non dovrebbero mai calpestare, per nessuno e in nessun luogo. Un abbraccio».
C’è da augurarsi che la presenza di un esponente politico in carcere, grazie ad una forte e costante testimonianza, possa sbloccare una incomprensibile inerzia dello Stato che dura da troppo tempo e portare al superamento delle condizioni indegne, per uno Stato civile, delle nostre carceri, che tante vittime, in termini di suicidi, sta mietendo. Basti sapere che solo 36 istituti su circa 200 hanno un tasso di riempimento in regola e che a togliersi la vita non sono solo detenuti ma anche agenti.
«Chi ha vissuto un periodo della sua vita “dietro le sbarre” è testimone di un’esperienza difficilmente comunicabile a chi invece il carcere non l’ha mai conosciuto» e per questo anche io, dalle pagine de La Meta Serale, intendo contribuire all’opera meritoria e, forse, anche espiatoria di Gianni Alemanno.