Lo riferisce l’Oms, ricordando che questa condizione ha spesso conseguenze drammatiche
A livello globale, una persona su sei soffre di solitudine. Lo riferisce un report, “Dalla salute alle connessioni sociali”, curato dalla Commissione sociale dell’Oms, l’Organizzazione mondiale della Sanità, ricordando che questa condizione ha impatto notevole sulla salute fisica e mentale delle persone – aumenta del 30% rischio di ictus e malattie cardiache, del 50% il rischio di declino cognitivo e del 25% il rischio di morte precoce -, spesso con conseguenze drammatiche: ogni anno, nel mondo, sono 871 mila le persone (circa 100 ogni ora) che muoiono di solitudine. «I legami sociali solidi aumentano l’aspettativa di vita», sottolinea chi ha redatto il rapporto. «Viviamo in un’epoca di connessioni infinite, ma sempre più persone si sentono isolate e questo genera costi enormi in sanità, istruzione e occupazione» è stato il commento del direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus. Nessuna fascia di età è immune al fenomeno, con i ragazzi e le ragazze che in proporzione risultano più colpiti: tra i 13 e i 29 anni, una quota compresa tra il 17 e il 21% dichiara di sentirsi solo. Nei paesi a basso reddito, il tasso tocca il 24%, oltre il doppio rispetto a quelli più ricchi. Il rapporto ricorda, infine, che l’impatto si ripercuote anche sulle comunità: la solitudine mina la coesione sociale e costa miliardi in produttività persa e spese sanitarie.