Discorso diverso alla Camera, dove il provvedimento non è stato incluso nel calendario di luglio

Con l’archiviazione definitiva del discorso sul terzo mandato consecutivo per i presidenti di Regione, che non si è tradotta in una crisi all’interno della maggioranza, come ipotizzato alla vigilia da qualcuno, si apre ora la “partita” per scegliere i candidati governatori (sono sei, ricordiamo, le Regioni dove il voto è in programma a stretto giro). Ciò vale tanto per il centrodestra quanto per il centrosinistra. In attesa di ulteriori novità, un breve riepilogo sull’andamento dei lavori parlamentari. Ieri, in Senato, l’esame della riforma per la separazione delle carriere dei magistrati è stato segnato da momenti di tensione, tra gli opposti schieramenti: a scatenare qualche malumore tra i banchi dell’opposizione, la decisione della presidente di turno, Licia Ronzulli, di ricorrere alla tecnica del ‘canguro’ per sfoltire gli oltre 1.300 emendamenti presentati al testo. A surriscaldare ancora di più l’atmosfera, poi, alcuni attacchi fuori tema da parte dei senatori dell’opposizione nei confronti del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, impegnata in quelle ore nel Consiglio europeo, a Bruxelles. Alla fine, i lavori sono stati aggiornati al 1° luglio, con il via libero definitivo alla riforma che dovrebbe arrivare alla fine dell’anno. Speriamo di ripartire con «un dibattito proficuo, ma non necessariamente artatamente prolungato», è stato l’augurio del presidente del Senato, Ignazio la Russa. Discorso diverso alla Camera, dove sarà necessario aspettare: a differenza di quanto previsto in precedenza, il calendario dei lavori di palazzo Madama in programma a luglio non prevede né il premierato né la riforma per la separazione delle carriere. Determinanti, in questo senso, sia per i tempi previsti dalle riforme costituzionali che per un accumulo di decreti – il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, ne ha contati sette – che devono essere approvati prima. Nel frattempo, in queste ore, l’ufficio del Massimario della Cassazione ha rilevato criticità sul decreto sicurezza («la decretazione di urgenza», «le norme troppe eterogenee» e «sanzioni sproporzionate»).