di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Finalmente in Europa c’è una nuova consapevolezza sulla questione migratoria ed il vertice informale di ieri testimonia un cambio di passo, che del resto non era più rinviabile: sempre più Paesi sostengono la necessità di una gestione seria, strutturata e condivisa del fenomeno, che metta al centro il contrasto all’immigrazione clandestina. All’incontro, l’ultimo tra gli ormai tradizionali pre-summit sull’immigrazione organizzati a Bruxelles, in occasione delle riunioni del Consiglio europeo, dall’Italia di Giorgia Meloni, assieme ai Paesi Bassi ed alla Danimarca, erano presenti la metà degli Stati dell’Unione, tra l’altro in modo trasversale rispetto ai colori politici dei governi in carica. Ovvero, oltre ai tre Paesi promotori, Austria, Belgio, Cipro, Grecia, Lettonia, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Svezia e Ungheria, nonché, per la prima volta, anche la Germania a guida Merz, fattore tutt’altro che irrilevante. Non solo è certamente positivo il ruolo guida che l’Italia sta assumendo nella politica europea, ma, soprattutto, è importante che finalmente si riesca a costruire una coalizione capace di affrontare il problema migratorio con un approccio realistico e pragmatico, basato sulla cooperazione tra Stati, sul rafforzamento dei rimpatri e sul contrasto deciso ai trafficanti di esseri umani. Il coinvolgimento diretto, poi, della Commissione europea, con la presenza istituzionale di Ursula von der Leyen che ha illustrato i «principali filoni di lavoro della Commissione in ambito migratorio», e la convocazione, per il prossimo dicembre, di un vertice globale sul traffico di migranti sono segnali incoraggianti che mostrano una volontà politica rinnovata. L’obiettivo del vertice, trovare delle soluzioni innovative da applicare alla gestione del fenomeno migratorio, in particolare per il rafforzamento del quadro legale in materia di rimpatri, uno tra i problemi più sentiti: sul tavolo un nuovo sistema che permetterebbe di rimpatriare i clandestini non solo nel Paese di origine o di transito dei migranti stessi, ma anche in Stati terzi con cui gli Stati dell’Ue abbiano stipulato un accordo e la revisione della Convenzione europea per i diritti dell’uomo, per offrire un quadro giuridico più chiaro e meno soggetto ad interpretazioni, peraltro spesso politicizzate, e velocizzare, di conseguenza, le espulsioni. L’auspicio è che questa svolta si concretizzi quanto prima, per affrontare il problema di una pressione migratoria irregolare da tempo insostenibile ed anche per venire doverosamente incontro alle richieste dalla gran parte della popolazione europea, compresa anche quella dei Paesi non presenti al vertice, ma intenzionati a rafforzare le norme sull’immigrazione, come la Francia e non solo. Per una nuova stagione europea fondata, finalmente, su legalità, sicurezza e difesa dei confini.