Non c’è alternativa al 5% del Pil per la difesa. Lo ha affermato il segretario generale della Nato, Mark Rutte, al vertice della Nato all’Aia

Tutto è bene quel che finisce bene? Senza tanti giri di parole, il segretario generale della Nato, Mark Rutte, al suo arrivo al vertice della Nato all’Aia, ha dichiarato oggi che con il nuovo piano proposto dalla Nato «aggiungeremo migliaia di miliardi» alle spese per la difesa «ma ovviamente i Paesi devono trovare i fondi. Non è facile, sono decisioni politiche. Lo riconosco pienamente». Da (ex?) falco UE sa benissimo cosa vuol dire spendere di più e imporlo. D’altronde, «i miei colleghi al tavolo sono fermamente convinti che, data la minaccia russa e la situazione della sicurezza internazionale, non ci sia alternativa». Non proprio tutti. Si sa che la Spagna, cioè per il primo ministro socialista (in declino) Pedro Sanchez, è da sempre contraria alla proposta di aumentare l’obiettivo di spesa per la difesa al 5% del pil. Nel frattempo, però, oltre al declino di Sanchez, c’è stata una pioggia di missili sull’Iran, su Israele e sul Medio Oriente, senza dimenticare il perdurante conflitto in Ucraina e la minaccia che, secondo esperti e non, tra cinque anni la Russia potrebbe rappresentare per tutta l’Europa. In merito, il presidente Usa, Donald Trump, non è rimasto in silenzio e, a bordo dell’Air Force One nel raggiungere l’Aja, ha detto che, opponendosi all’aumento delle spese militari fino al 5% del Pil, la Spagna rappresenta «un problema» per la Nato e una «ingiustizia» per i suoi soci, nonché un rischio di portare al fallimento il vertice. Come è andata a finire? In base al principio “se lo fanno a uno di noi, lo fanno a tutti”, nella dichiarazione diffusa al termine del summit dell’Aja, i 32 alleati Nato hanno riaffermato il proprio «ferreo impegno per la difesa collettiva, come sancito dall’articolo 5 del Trattato di Washington: un attacco a uno è un attacco a tutti». «Rimaniamo uniti e risoluti nella nostra determinazione a proteggere il nostro miliardo di cittadini, difendere l’Alleanza e salvaguardare la nostra libertà e democrazia», è scritto ancora nella dichiarazione. Una dichiarazione preceduta da una precisa rassicurazione di Trump, espressa nel punto stampa con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, sull’impegno di Washington per l’articolo 5 del Trattato Nord Atlantico, che prevede l’intervento degli altri alleati in difesa di un membro attaccato. «Siamo con loro fino in fondo». In pratica, gli alleati si sono impegnati a investire il 5% del pil all’anno in requisiti di difesa fondamentali, nonché in spese relative alla difesa e alla sicurezza, entro il 2035, per garantire i obblighi individuali e collettivi. Ora bisogna “soltanto” trovare i soldi.