Strano disallineamento tra petrolio e benzina

Accadono cose curiose. Gli Stati Uniti sono entrati, di fatto, nel pericoloso conflitto tra Iran e Israele e missili sono piovuti non solo su Teheran e Tel Aviv, ma anche su Qatar e Iraq, cioè su un’area – nota oggi Federico Fubini sul Corriere della Sera – in cui si produce un terzo dell’energia fossile del mondo. Nonostante ciò, i mercati, al netto di precedenti sbalzi, hanno mantenuto “botta”, cioè, mostrato equilibrio. Un segnale, per alcuni, quasi di festeggiamento, visto che le quotazioni del petrolio sono crollate, così anche il prezzo del gas in Europa. Non solo: Borse europee vicine al record e il listino S&P500 di New York, il più importante indice azionario americano, vicino ai suoi massimi storici. Come mai? C’è chi sostiene che, a questo punto, i mercati scommettano o credano sulla pace o, meglio, sul cessate il fuoco in Medio Oriente; secondo altri, e fra questi lo stesso Fubini, è difficile capire ora se l’assunto sul quale poggia la «razionalità» mostrata dai mercati – anche a fronte di alcune negative previsioni sulla crescita mondiale – sia saggezza o miopia.
Poi ci sono altri mercati, quelli che entrano direttamente nelle nostre tasche, e qui la situazione cambia. Sì, diversamente dalle quotazioni del petrolio che, appunto, sono in calo, il prezzo della benzina continua ad aumentare. La fonte che certifica l’andamento è il ministero dell’Ambiente (Mase), secondo il quale il prezzo della benzina in modalità “self service” è salito a 1,734 euro al litro (+37 centesimi), mentre il gasolio è arrivato a 1,643 euro al litro, con un incremento di 49 centesimi, relativi alla settimana tra del 16-22 giugno. I consumatori sono in subbuglio. Domani si riunirà al Mimit la Commissione allerta rapida in materia prezzi e vedremo a quali conclusioni arriverà. Un certo allarme per le tasche degli italiani, comunque, è già scattato.