Il premier in Senato per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo, a poche ore dal vertice Nato che deciderà l’aumento della spesa per la difesa dei Paesi membri

«La penso come i romani: si vis pace para bellum». Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sintetizza così la sua linea sulla spesa per la difesa, il dossier al centro del vertice NATO a L’Aja, nei Paesi Bassi, dove, proprio in queste ore, i leader hanno iniziato a riunirsi: nel corso del summit, che si concluderà domani, verrà deciso un aumento della spesa per la difesa dei Paesi membri, dal 2 al 5% del Prodotto interno lordo (come chiesto ripetutamente dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump). «Quando ti doti di una difesa non lo fai per attaccare qualcuno. Se si hanno sistemi di sicurezza e difesa solidi si possono più facilmente evitare dei conflitti», ha aggiunto il premier, intervenendo in Aula al Senato per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 26 e del 27 giugno, altro appuntamento internazionale che figura nella sua agenda. I maggiori investimenti nella difesa sono dettati dall’attuale contesto geopolitico, segnato da due contrapposti schieramenti – l’Occidente, da una parte; Russia, Iran, Cina e Corea del Nord, dall’altra: «È arrivato il tempo che ci occupiamo adeguatamente della nostra difesa e della nostra sicurezza: non è che i nostri valori si difenderanno da soli, non si difendono perché buoni e giusti ma se hanno una difesa adeguata. È condizione essenziale se vuoi costruire la pace», ha sostenuto Meloni. Che s’è detta invece contraria ad una delle ipotesi sul tavolo delle istituzioni europee: «Sulla difesa europea lei diceva senatore Delrio che serve una difesa europea e non dei singoli Stati solo che il sistema di difesa occidentale è basato sulla Nato e non c’è un esercito Nato ma eserciti nazionali» che collaborano e «io voglio una colonna europea della Nato, ma penso che sarebbe un errore una difesa europea parallela alla Nato, sarebbe una inutile duplicazione. Poi bisogna collaborare di più a livello europeo e su questo sono d’accordo».