Si punta all’estensione del Fondo europeo antiglobalizzazione
Dopo un paio di rinvii, dovuti, principalmente, all’enorme traffico che si registra nelle commissioni parlamentari, anche per effetto della riduzione del numero dei senatori e dei deputati, martedì è la giornata giusta per i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl per illustrare le loro rispettive posizioni sulla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica un precedente regolamento del 2021. Quest’ultimo ha previsto l’istituzione del cosiddetto Feg, vale a dire il Fondo europeo di contrasto agli effetti negativi della globalizzazione verso i lavoratori dipendenti e i lavoratori autonomi. Il Feg, inserito all’interno della programmazione comunitaria 2021-2027, sostiene, al momento, i lavoratori dipendenti già espulsi dal lavoro e i lavoratori autonomi con attività cessata, sempre per effetto della globalizzazione. L’obiettivo è quello di estendere le tutele anche ai lavoratori con imminente rischio di espulsione, provando così ad anticipare o, quanto meno, a mitigare gli effetti maggiormente negativi delle ristrutturazioni industriali. Per accedere alle risorse del Fondo, le imprese devono avere attivato le procedure di licenziamento collettivo, sulla base delle regole nazionali, che, nel caso dell’Italia, significa avere espletato la procedura che prevede il confronto con i sindacati. Resta il tetto di almeno 200 dipendenti impiegati dall’impresa.