Tra dazi e guerra, crescono le incertezze

Parla di «un altro shock» il Centro studi Confindustria riferendosi al conflitto tra Israele e Iran, e al conseguente aumento del prezzo del petrolio. Da inizio 2025, le quotazioni del greggio erano in calo per le più deboli attese sulla domanda globale, per poi risalire sulla scia della guerra, tanto da passare dai 63 dollari medi al barile di maggio a 77 dollari al barile dell’apertura di oggi. Andamento simile è stato osservato anche per il gas, passato dai 34 euro per megawattora registrati in media a maggio a 40 euro per MWh delle ultime rilevazioni. Segnali che, insieme ai dazi sulle esportazioni e all’incertezza generale, stanno minando la fiducia, con possibili conseguenze su consumi e investimenti di famiglie e imprese. Secondo il Centro studi, nel primo trimestre gli investimenti sono cresciuti (+1,6%) in tutte le componenti, ma per il secondo trimestre gli indicatori segnalano una frenata: fiducia bassa, ordini in calo, elevata incertezza. Anche i consumi mostrano segnali di debolezza: ad aprile l’occupazione è stabile, ma la fiducia dei consumatori è peggiorata ancora a maggio. Le vendite al dettaglio e le immatricolazioni auto risultano ancora piuttosto deboli. Per quanto riguarda i settori economici, i servizi, dopo la flessione rilevata nei primi tre mesi dell’anno (-0,1%), hanno mostrato successivamente segnali di ripresa con un miglioramento del PMI e del fatturato. L’industria ha iniziato bene il secondo trimestre (+1% ad aprile), ma i livelli restano bassi rispetto al passato; il clima di fiducia migliora leggermente ma permangono rischi legati ai dazi e segnali di fragilità (visto anche l’indice PMI calcolato da S%P Global ancora stabilmente sotto i 50 punti).