di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

I dati Inail relativi ai primi quattro mesi del 2025 attestano un numero di morti sul lavoro, 207, più alto di quelli dello stesso periodo del 2024, che erano stati 204. Un bilancio, e purtroppo questo è un allarme che il sindacato è costretto a ripetere costantemente, tragico e inaccettabile. In questa ricognizione sono risultate particolarmente colpite regioni come il Veneto, la Sicilia, la Basilicata e l’Abruzzo e, dal punto di vista dei settori produttivi, la gestione Industria e Servizi. Preoccupa, poi, il dato dell’aumento del numero delle vittime tra i più giovani, i lavoratori tra 15 e 19 anni e quelli tra 25 e 34 anni. In una Repubblica fondata sul lavoro, non possiamo più tollerare questi numeri. Ogni morte sul lavoro è una sconfitta per l’intero Paese, una ferita alla nostra coscienza civile e per questo la salute e sicurezza devono essere al centro dell’agenda politica, per individuare soluzioni adeguate e riuscire finalmente a ridurre queste cifre drammatiche. In questo senso l’Ugl ha accolto con favore l’attenzione dimostrata sul tema dal ministro Calderone e dal Governo, nel metodo e nei contenuti, nella riunione coi sindacati di venerdì scorso: il rafforzamento delle delle risorse stanziate, 650 milioni, la volontà di impostare un percorso strutturale e non più emergenziale sul fronte della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, compresi anche gli interventi annunciati per fronteggiare l’emergenza caldo, un fenomeno che impatta in maniera crescente sul benessere dei lavoratori, soprattutto nei settori più esposti. Registrando, tra l’altro, con soddisfazione, il fatto che molte delle proposte avanzate dall’Ugl nei precedenti incontri stanno trovando concreta attuazione nel decreto legge previsto per luglio. Serve un cambiamento profondo della cultura della sicurezza, che passi attraverso la formazione continua, la prevenzione, il rafforzamento dei controlli e l’effettiva applicazione dei contratti collettivi di riferimento, anche usando i nuovi strumenti messi a disposizione dalla rivoluzione digitale. L’Ugl ha già presentato dieci Piani Nazionali mirati, che riteniamo prioritari per intervenire in maniera efficace. E poi resta imprescindibile anche il potenziamento degli organici, la valorizzazione del ruolo economico e professionale degli ispettori del lavoro, il coordinamento delle attività ispettive, che a nostro avviso deve passare attraverso la creazione di un ente centrale, un’Agenzia Nazionale per la Sicurezza sul Lavoro, che coordini le ispezioni, unifichi le banche dati, assicuri standard omogenei su tutto il territorio nazionale e sia in grado di intervenire tempestivamente, con competenze chiare e risorse adeguate. Solo così potremo superare la frammentazione attuale e costruire un modello di prevenzione efficace, che metta al centro la vita e la dignità delle persone.