di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Nel primo trimestre del 2025 il mercato del lavoro italiano ha mostrato segnali positivi, come confermano gli ultimi dati diffusi dall’Istat, secondo i quali il numero degli occupati è aumentato di 432 mila unità su base annua, attestandosi a 24 milioni e 76 mila persone, una cifra record, con una quantità mai così alta di «italiani al lavoro», come giustamente rivendicato anche dalla Premier. Il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni sale al 62,7%, mentre calano sia la disoccupazione, al 6,1%, più bassa di quella tedesca, che è al 6,3, altro record, sia l’inattività, al 33,1%. Anche dal lato congiunturale, l’occupazione cresce di 141 mila unità rispetto al quarto trimestre dell’anno scorso. Risultati rilevanti che confermano un trend positivo ormai consolidato e che interessano trasversalmente tutte le fasce d’età, con un’accelerazione particolarmente significativa tra i 50-64enni e nelle regioni del Mezzogiorno, ed è significativo che a crescere siano soprattutto i contratti a tempo indeterminato, aumentati di 634mila unità in un anno, oltre che il numero di lavoratori indipendenti, mentre a calare sono le occupazioni a termine, diminuite, nello stesso lasso di tempo di 182mila unità. Dati che vanno letti come il risultato di politiche concrete orientate alla valorizzazione del lavoro. Il rafforzamento dell’inclusione lavorativa, soprattutto tra le categorie più fragili, è frutto di misure mirate, come il taglio del cuneo fiscale, gli incentivi per l’assunzione dei giovani, il potenziamento della formazione professionale e delle politiche attive del lavoro. In questo senso ha avuto un ruolo strategico anche l’introduzione del SIISL, il Sistema Informativo per l’Inclusione Sociale e Lavorativa, pensato per facilitare l’incontro tra domanda e offerta e rispondere alle esigenze di un mercato del lavoro in continua evoluzione, che si sta rivelando uno strumento centrale per favorire l’occupabilità e accompagnare la trasformazione delle competenze richiesta dalle imprese. Il messaggio è chiaro: occorre continuare su questa strada, puntando su un mercato del lavoro più dinamico, inclusivo e di qualità, capace di trasformare le sfide della transizione economica e tecnologica in opportunità reali per lavoratori e imprese, rafforzando in particolare l’occupazione giovanile e quella femminile, che ancora rappresentano il vulnus del mondo del lavoro italiano, puntando su una formazione connessa alle concrete esigenze del mondo del lavoro e sulle politiche di conciliazione, e poi, per crescere non solo dal punto di vista quantitativo, ma anche qualitativo, migliorando le condizioni lavorative sul fronte salariale e riducendo drasticamente il numero degli incidenti puntando su salute e sicurezza. Segnali positivi, quindi, di cui essere giustamente orgogliosi e da mantenere e rafforzare ulteriormente.