L’operazione dei Nas. Rilevate 132 strutture non a norma
In seguito alla morte di una donna di 46 anni, avvenuta a Roma dopo un intervento di liposuzione eseguito in una clinica privata, sono attualmente indagati per omicidio colposo il titolare della struttura, un anestesista e altro personale sanitario. Secondo quanto emerso, l’intervento sarebbe stato effettuato da un medico estetico, e non da un chirurgo plastico, all’interno di un appartamento adibito a studio medico, privo dei requisiti necessari per gestire eventuali complicanze. È invece di questa mattina la notizia di una serie di controlli effettuati dal comando dei carabinieri per la tutela della salute in diverse strutture sparse sul territorio nazionale. In tutto sono stati eseguiti 1.160 i controlli, tra centri estetici e studi medici estetici, che hanno permesso di rilevare 132 obiettivi non conformi con conseguente deferimento all’Autorità Giudiziaria di 104 titolari/operatori. Nel dettaglio, le investigazioni, avviate a inizio anno e intensificate nel corso del mese di maggio, sono state indirizzate a verificare l’idoneità tecnica dell’attrezzatura impiegata, la sussistenza dei requisiti igienico-strutturali e organizzativi, il possesso delle previste autorizzazioni, la presenza di qualifiche professionali, con particolare riguardo all’applicazione di filler, impianti cutanei ed altre procedure tra cui anche i trattamenti mediante il fattore di crescita PRP (plasma ricco di piastrine) per la biorivitalizzazione della pelle. «Tutte pratiche – spiega l’Arma – che per loro natura sono le più soggette ad essere eseguite abusivamente».