di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Secondo qualche commentatore e giornalista è poco rispettoso nei confronti delle persone che sono andate a votare, il fatto che i leader della sconfitta ossia il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, insieme ad una parte del centrosinistra, Pd compreso, stiano festeggiando i 14,1 milioni di persone andate alle urne. Secondo questi ultimi, coloro che hanno votato sono molti di più di quelli che alle politiche del 2022 decretarono la vittoria del centrodestra portando Giorgia Meloni a diventare la prima donna presidente del Consiglio nella storia della Repubblica italiana.
A parte il fatto che è insensato paragonare elezioni politiche e referendum, affluenza e voti, persino secondo Youtrend, il superamento netto non c’è stato neanche considerando i quesiti sul lavoro, dove i votanti si sono fermati a 12,250 milioni, l’insulto è, in primis, nei confronti della verità. La verità è che i promotori e i sostenitori dei referendum hanno perso, fallito, il traguardo principale che è o dovrebbe essere, a rigore di logica, il raggiungimento del quorum (50% +1). Insulto anche nei confronti dell’intelligenza degli italiani, perché esultare per i 14,1 milioni di persone andati alle urne significa ammettere che i referendum avevano soltanto due obiettivi: «dare la spallata» al governo Meloni e fare i conti all’interno del centrosinistra, al fine di imporre una linea. Linea che si è rivelata minoritaria non solo all’interno del Pd, autore della riforma che si intendeva in infinitesima e inutile parte abrogare, il Josb Act, ma anche al di fuori del partito stesso. Un insulto ulteriore è nei confronti del mondo del lavoro e dei lavoratori e di quello schiacciante 70% che, consapevolmente, non è andato a votare, ma che si vorrebbe bollare come rinunciatario, indifferente, quasi ignorante. La verità è che decine di milioni di italiani non si sono fatte strumentalizzare politicamente e, grazie a loro, anche il lavoro non è finito nel tritacarne di una politica ancora in cerca di autore.
Noi dell’UGL ci siamo schierati per un’astensione consapevole, ritenendo che fosse la scelta più responsabile per tutelare il dialogo sociale e il sistema delle relazioni industriali. L’esito della consultazione referendaria, con il mancato raggiungimento del quorum, dimostra che la maggioranza dei cittadini ha respinto il tentativo di strumentalizzare il referendum come clava politica per abbattere il governo. Dialogo e il confronto costruttivo sono le uniche vie che possono migliorare le regole del mercato del lavoro, nell’interesse dei lavoratori e delle imprese. Ed è la via che, come UGL, intendiamo concretamente perseguire.