di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Domani entrerà in vigore la legge 76/2025, che finalmente attua l’articolo 46 della Costituzione, sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese. Una norma costituzionale per troppo tempo dimenticata, a causa di resistenze ideologiche, e che, invece, il nostro sindacato ha da sempre sostenuto, fin dalla fondazione della Cisnal, poi Ugl. Perché la partecipazione riconosce il valore del lavoro non solo come mezzo, ma come elemento fondante nella vita delle imprese, e perché, grazie al coinvolgimento dei dipendenti nelle scelte aziendali, permette un ampliamento della rappresentanza democratica, non solo nelle istituzioni politiche, ma anche all’interno del mondo produttivo, fornendo, così, un contributo utile sia alla crescita economica che alla coesione sociale. Positiva, quindi, l’introduzione nel nostro ordinamento di una cornice normativa che intende promuovere forme di coinvolgimento attivo dei lavoratori sul piano gestionale, economico, organizzativo e consultivo. Una novità importante, specie in un contesto economico in cui la produttività va rilanciata, ma non a discapito della dignità del lavoro, bensì rafforzandone il protagonismo, ed in cui è necessario accrescere i redditi da lavoro. Questa legge rappresenta un’occasione importante per ridare voce e ruolo ai lavoratori nei processi decisionali ed impostare un patto fra capitale e lavoro che superi definitivamente quel modello di relazioni industriali fondato sul “conflitto di classe”, peraltro ora particolarmente fuori sincrono rispetto al mondo contemporaneo, tra globalizzazione e digitalizzazione, e favorire, invece, un modello più moderno e responsabile, dove partecipazione e produttività non siano in contrasto, ma alleate. La formazione dei rappresentanti, il dialogo sociale, e la trasparenza nei processi decisionali possono diventare gli strumenti per rendere davvero operativo lo spirito dell’articolo 46 della Costituzione. Sappiamo che questa legge è basata sulla volontarietà, mentre il nostro sindacato, pur avendo sempre difeso l’autonomia negoziale tra le parti sociali, in quest’ambito avrebbe preferito una normativa più stringente, in particolare per le aziende pubbliche e partecipate. Ora, comunque, data la situazione, sarà decisivo fare in modo che nella contrattazione collettiva, nazionale e di secondo livello, il numero maggiore possibile di aziende dia concreta applicazione alla legge, anche grazie all’introduzione di incentivi economici come la tassazione agevolata sugli utili distribuiti o sui dividendi da azioni assegnate ai dipendenti. Insomma, un primo, fondamentale passo è stato compiuto, ora bisogna proseguire con fermezza e costanza. Siamo pronti a fare la nostra parte, con proposte concrete e spirito costruttivo, affinché la partecipazione diventi un pilastro di democrazia economica e giustizia sociale.