Usa in pressing, Europa in difficoltà e in ordine sparso. Sono 1 miliardo le persone nel territorio Nato la cui sicurezza va garantita. Ma è “solo” questa la necessità?

Una domanda scomoda bisogna onestamente farla non tanto di fronte al pressing, solito, del segretario alla Difesa statunitense, Pete Hegseth, ma soprattutto di fronte alle risposte dei ministri della Difesa dell’Alleanza atlantica, oggi a Bruxelles per la riunione ministeriale della Nato. Pete Hegseth torna a pretendere dagli alleati «l’impegno a raggiungere il 5% di spesa per la difesa in tutta l’alleanza», traguardo che «deve essere raggiunto entro il vertice dell’Aia di fine mese». Nessun problema per l’olandese – ricordiamolo – segretario generale della Nato, Mark Rutte, per il quale l’obiettivo del 5% è «raggiungibile», bilanciando «i contributi alla difesa tra Europa, Canada e Stati Uniti». In realtà, l’Europa conta di ottenere il 3,5% e dovrebbe essere raggiunto in 7 anni. In ogni caso, Rutte si aspetta per oggi «un’intesa» tra i ministri della Difesa sugli obiettivi di capacità. Sarebbe un passo «storico», sapendo anche che «ci sono alcuni Paesi che non sono ancora arrivati» all’obiettivo del 2%, «non farò nomi, ma li porteremo lì». A sua volta, il ministro italiano della Difesa, Guido Crosetto, è stato molto chiaro: «Noi abbiamo detto che il 5% adesso è impossibile pensarlo nel bilancio italiano, intanto può essere una prospettiva se la fisseranno i leader a lungo termine e in cui c’è un 3,5 in cui si può raggiungere entro il 2035, l’1,5% che va slegato dagli investimenti puri nella difesa». I Paesi baltici, neanche a dirlo, sono a favore dell’aumento delle spese militari al 5%. Per il britannico, John Healey, bisogna investire in tecnologia militare. Poi c’è la Germania che, alla luce della situazione di minaccia proveniente dalla Russia, sostiene di avere bisogno di circa «50-60mila soldati» attivi in più per soddisfare i nuovi obiettivi di capacità della Nato e per «rafforzare le proprie capacità di difesa», di cui ha «urgente bisogno». Un ago in un pagliaio, se si pensa che la Russia – come riferito dal ministro Crosetto – «da 400 mila militari arriverà a un milione e 600 mila», mentre «le riserve a 5 milioni. E mi chiedo perché c’è questo aumento sia di reclutamento e costruzione delle forze armate russe sia di continuo aumento della produzione». «In prospettiva di una pace ucraina non servono un milione e 600 mila soldati russi e non servono 5 milioni di riserve, che sono il più grande dispositivo che abbia mai avuto la Russia dalla fine della Guerra fredda». La domanda è: ciò che serve è “solo” «creare un potente deterrente» contro gli avversari della Nato o arginare la crisi dell’industria europea, la sua scarsa competitività, dovuta all’elevata burocrazia, che ne riduce l’attrattività economica fino a minare la crescita futura?