Crollo delle uscite anticipate, mentre aumentano gli occupati e cala la disoccupazione
I numeri sull’andamento del mercato del lavoro nel nostro Paese, con 282mila occupati in più su base annua e la disoccupazione in calo al 5,9%, confortano il governo che appare intenzionato a riprendere in mano la partita previdenziale, con le uscite anticipate a meno 23%; in pratica l’altra faccia della stessa medaglia. Formalmente, il tavolo di confronto ancora non è stato convocato, con il ministero del lavoro e delle politiche sociali e i leader di Cgil, Cisl, Uil e Ugl che dialogano, per così dire, a distanza a mezzo stampa. In vista della prossima legge di bilancio, stando alle dichiarazioni di diversi esponenti governativi appare certa la sterilizzazione dell’aumento dell’età pensionabile e dei requisiti contributivi per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita, mentre su tutto il resto la situazione appare più fluida. Nei giorni scorsi, il sottosegretario al lavoro, Claudio Durigon, ha parlato di possibile stop a Quota 103. Al suo posto, si farebbe strada Quota 84, vale a dire la pensione anticipata con 64 anni di età e almeno 20 anni di contributi, oggi ammessa per chi ha contributi a decorrere dal 1996 ed un assegno pari ad almeno 3,2 volte la pensione minima. Proprio per raggiungere tale soglia, si punta sull’ulteriore rafforzamento della previdenza complementare, mentre è da capire come potrebbe avvenire l’estensione anche a chi ha iniziato a lavorare prima del 1996.