Macron a Palazzo Chigi da Meloni

C’è attesa per il vertice che, intorno alle ore 18, si terrà a Palazzo Chigi tra la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron.
Secondo il quotidiano “Les Echos”, la visita del capo dell’Eliseo è «segno di pacificazione dopo mesi di tensioni» con la presidente del Consiglio italiano, Giorgia Meloni. Le cronache nostrane (Avvenire) parlano di una ripresa dei contatti, dopo «una sostanziale interruzione delle comunicazioni». L’idea di un bilaterale a Roma – un precedente c’era già stato a Parigi – è venuta in seguito a un breve colloquio fra Meloni e Macron al funerale di Papa Francesco. Sicuramente sullo “sfondo” come mediatori, ci sono le figure del neoeletto cancelliere tedesco, Friederick Merz, e soprattutto del Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, nonché il Trattato del Quirinale bilaterale di cooperazione rafforzata tra l’Italia e la Francia, il primo firmato nel 2021 da Draghi e l’ultimo a dicembre 2024, ancora vigente, che vincola i due esecutivi ad un patto di consultazione permanente. In prospettiva, il vertice serve ad affrontare le tante questioni aperte che vanno dalle diverse visioni dell’intervento Ue in Ucraina (invio di truppe, sì o no) fino, ma non ultimo, la ricerca di una posizione comune europea nella trattativa con gli Stati Uniti sui dazi. È stato anche il rapporto con il presidente americano, Donald Trump, a irrigidire i rapporti tra Meloni e Macron, soprattutto per il tentativo di quest’ultimo di attestarsi il primato di un’iniziativa come quella della “coalizione dei volenterosi” (Francia, Germania, Polonia e Inghilterra), che tentasse di colmare, ma un po’ troppo velocemente e passando sulla testa degli altri partner Ue più restii, Italia compresa, il “vuoto militare” o disimpegno che gli Stati Uniti intendono lasciare in Europa.
Come ha spiegato a L’Aria che tira, su La7, il presidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri, le frizioni più complesse da appianare riguardano il fatto che «Macron, con il sostegno di Starmer, anche oggi sembra quasi volersi preparare a una guerra, prospettare l’invio di militari in Ucraina. Noi ci siamo distinti da Macron proprio per questo suo atteggiamento troppo bellicista, forse volto a coprire le difficoltà politiche interne».
In ogni caso, meglio non sbilanciarsi troppo, perché anche secondo “Les Echos” «Le relazioni restano comunque tese tra i due dirigenti che sono obbligati a riprendere un dialogo costruttivo per affrontare le grandi crisi internazionali».