Ma Mosca frena: «Solo dopo risultati»

La partita diplomatica tra Ucraina e Russia si gioca su più tavoli. Con Kiev, da un lato, che chiede alla controparte passi concreti e con Mosca, dall’altro, che temporeggia e avverte che un eventuale colloquio tra leader – Zelensky e Putin – potrebbe avvenire solo in presenza di risultati tangibili, raggiunti durante le negoziazioni tra le delegazioni. Questi presupposti, ad ora, proiettano i possibili colloqui del 2 giugno a Istanbul in salita, senza dimenticare che l’Ucraina – mentre scriviamo – non ha ancora confermato un’adesione formale all’appuntamento promosso dalla Turchia. Un tavolo, allora, è quello caldeggiato proprio da Ankara. Il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, oggi in visita a Kiev, ha ipotizzato un incontro, anche a breve, tra Zelensky, Putin, Trump e Erdogan. La risposta del Cremlino, affidata come di consueto al portavoce Peskov, non si è fatta però attendere. La versione di Mosca è che un vertice «al massimo livello» sarà possibile solo al raggiungimento di determinati risultati. Ma adesso, tra russi e ucraini, il braccio di ferro è piuttosto sulla consegna delle bozze dei memorandum: Kiev afferma di avere già trasmesso i documenti sui prossimi passi (in relazione ai precedenti colloqui tra le rispettive delegazioni), Mosca ritiene invece opportuno discutere del contenuto direttamente il 2 giugno. È qui, allora, che si colloca l’altro tavolo, con l’Europa che intende aumentare le pressioni sulla Russia, inasprendo le sanzioni se necessario. Mentre il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, viene definito dalla portavoce del dipartimento di Stato americano, Tammy Bruce, «estremamente deluso» dalle azioni di Putin, alla luce degli ultimi, violenti attacchi in Ucraina.