di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
I dati Istat confermano i segnali incoraggianti che arrivano dal Mezzogiorno, dato che nel 2023 il Pil del Sud è cresciuto dell’1,5%, superando persino la media nazionale. Un risultato tutt’altro che scontato, considerando le croniche difficoltà di quest’area del Paese, che testimonia come, quando vengono attuati investimenti mirati e politiche pubbliche efficaci, il Sud riesce ad esprimere pienamente il proprio potenziale, contribuendo allo sviluppo di tutta l’Italia. Un risultato che va letto con attenzione e senza trionfalismi, ma è indubbio che sia anche il frutto delle misure messe in campo dal Governo, a partire dagli interventi previsti dal Pnrr, passando per le semplificazioni normative e le agevolazioni fiscali pensate per incentivare l’imprenditoria e l’occupazione. Stiamo cominciando a vedere i primi effetti concreti sul territorio: nuove imprese, investimenti, un ritrovato dinamismo in alcuni settori strategici dell’economia. Resta presente, comunque, un divario significativo tra il Mezzogiorno ed il resto del Paese: sul fronte occupazionale, se si pensa che, rispetto ad una media italiana del 63%, il tasso di occupazione al Sud, sebbene in crescita, ancora non riesce a superare la soglia del 50%, in termini di Pil pro-capite, reddito disponibile e qualità dei servizi, soprattutto nell’ambito dell’infanzia e del welfare sociosanitario. Ritardi che contribuiscono ad alimentare disuguaglianze sociali inaccettabili. Bisogna, quindi, continuare a sostenere la crescita del Sud, con un piano straordinario per il Mezzogiorno fondato su quattro direttrici prioritarie: il rilancio dell’occupazione, con particolare attenzione al lavoro stabile e di qualità, la rigenerazione del tessuto industriale, il rafforzamento dei servizi pubblici essenziali e, infine, un maggior coordinamento istituzionale tra Stato e Regioni, per garantire interventi coerenti, continui e non frammentari. È poi indispensabile superare quel gap infrastrutturale che resta uno dei principali ostacoli al pieno sviluppo del Sud. L’inadeguatezza delle infrastrutture materiali e digitali, la carenza di collegamenti efficienti, la scarsa integrazione logistica penalizzano interi territori e ne impediscono la crescita. In questo contesto è strategica la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina, volano occupazionale già in fase di costruzione, poi garanzia di continuità territoriale tra la Sicilia e la Penisola e mezzo fondamentale per lo sviluppo del territorio. Per consentire finalmente al Mezzogiorno di avvalersi pienamente del proprio capitale umano ricco di talenti, delle eccellenze produttive, delle risorse culturali e paesaggistiche, del suo enorme potenziale, situato, poi, al centro del Mediterraneo, occorrono visione e coraggio, in una strategia complessiva di lungo respiro, capace di promuovere una crescita inclusiva e sostenibile, a beneficio non solo del Sud, ma dell’intero Paese.