di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

I dati diffusi dall’Istat e riportati oggi dal Sole 24 Ore fotografano una realtà ormai evidente: la platea dei lavoratori italiani sta invecchiando e da questa nuova demografia del lavoro nascono sfide inedite, causate dalla longevità nella vita attiva. Complessivamente, i lavoratori ultracinquantenni superano i 10 milioni, rappresentando una quota di poco meno del 40% della popolazione attiva totale, inoltre, nel 2024, l’80% della crescita occupazionale ha riguardato gli over-50. Nuove assunzioni di senior, quindi, ma anche e soprattutto l’effetto dell’innalzamento dell’età pensionabile per ragioni di sostenibilità dei conti pubblici. Nella maggioranza dei casi, infatti, i lavoratori over-50 sono impiegati da almeno un decennio nella stessa azienda, portando con sé un patrimonio di competenza, esperienza e conoscenza del contesto aziendale che rappresenta una risorsa fondamentale per la competitività del nostro sistema produttivo. Eppure, non mancano le criticità e la necessità di garantire una reale sostenibilità dell’organizzazione del lavoro all’interno delle aziende che tenga conto dell’invecchiamento attivo. Le sfide poste al mondo produttivo riguardano vari ambiti. Innanzitutto, di fronte ai cambiamenti tecnologici e dei processi produttivi, è molto pressante l’esigenza di piani di formazione adeguati, poi l’eliminazione delle discriminazioni anagrafiche nella progressione di carriera, attraverso mappature delle competenze e valorizzazione dell’esperienza maturata, infine politiche aziendali che non si limitino agli scivoli pensionistici, ma prevedano iniziative specifiche in termini di flessibilità organizzativa, orari rimodulati e telelavoro. Questione, tra l’altro, connessa al tema, cruciale, relativo alla salute e sicurezza sul lavoro, dato che l’età incide sensibilmente sul rischio di infortuni, a causa di cali di attenzione, affaticamento e vulnerabilità allo stress, ed aumenta la probabilità dell’insorgere di patologie, legate o meno all’attività lavorativa. Lo confermano i dati Inail, che dimostrano che una parte rilevante degli incidenti sul lavoro riguarda proprio la fascia over-50. Inoltre, il recupero post-infortunio o malattia per un lavoratore anziano è spesso più lungo e complicato. Per questo, non possiamo considerare l’invecchiamento della popolazione attiva come un fattore irrilevante all’interno dell’organizzazione aziendale, ma occorre che se ne prenda atto, introducendo contromisure adeguate: un rafforzamento della medicina del lavoro, un adattamento dei posti e dei carichi di lavoro, l’utilizzo di maggiore flessibilità, ma anche un’adeguata formazione su salute e sicurezza pensata specificamente per i lavoratori maturi. Affrontando in modo strutturato un tema che, date le dinamiche demografiche italiane, sarà destinato ad assumere sempre maggiore rilevanza.