Confindustria contro il rischio di deindustrializzazione in Italia e in Ue

L’amara «verità è che oggi sia l’Europa che il nostro Paese affrontano un rischio concreto di deindustrializzazione, aggravato dalla guerra dei dazi, ma alimentato da un pregiudizio anti-industriale». È questo uno dei passaggi più significativi della relazione che il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha sottolineato davanti all’assemblea della Confederazione a Bologna rivolgendosi alle istituzioni italiane e europee. Confindustria, quindi, ha lanciato la sua proposta: «Un Piano Industriale Straordinario per rilanciare l’economia europea e nazionale».
«Per noi, il Piano Industriale Straordinario europeo deve essere basato su due leve: la prima sono gli investimenti per sostenere la capacità innovativa dell’industria, da realizzare con il contributo delle risorse pubbliche e private. Per attivarli serve un ‘New Generation Eu per l’industria’ e un mercato dei capitali realmente unico e integrato».
«La seconda – ha aggiunto – sono le regole per rimettere al centro la competitività, l’abbattimento degli oneri burocratici e l’unione tra le tre dimensioni della sostenibilità (economica, sociale e ambientale)». «Se l’Unione europea riuscisse a diminuire le barriere interne al Mercato Unico al livello di quelle degli Stati Uniti, la sua produzione aumenterebbe del 6,7%. Ovvero oltre 1.000 miliardi di euro».
«Per raggiungere questi obiettivi – ha sottolineato –, il nostro appello è alla massima cooperazione tra forze dell’impresa, del sindacato e della politica. E non può che essere l’Europa il primo destinatario delle nostre sollecitazioni».