Dal palco dell’assemblea nazionale di Confindustria, il premier ribadisce che «il governo c’è e non intende indietreggiare. Si vince e si perde tutti insieme»

«Oggi l’Italia si presenta credibile davanti a un quadro economico e finanziario di estrema difficoltà. Abbiamo restituito centralità al nostro Paese». A rivendicarlo è il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nel corso del suo intervento all’Assemblea annuale di Confindustria, a Bologna, durante il quale ha affrontato molti dossier – l’ex Ilva, l’automotive, i rapporti con gli States, l’energia – e invitato poi l’Unione europea a una prova di coraggio. Quella dell’Ilva è una situazione «molto complessa» che il governo ha ereditato, ha osservato il premier, assicurando che l’esecutivo «continuerà a fare la propria parte» e invitando le altre parti in causa a fare altrettanto: «Sono certa che ognuno farà la sua parte. C’è bisogno che tutti gli attori diano una mano e non ci siano attori che preferiscano mettere i bastoni tra le ruote: credo tutti comprendano cosa c’è in ballo». Commentando la crisi che il comparto dell’automotive sta attraversando, il presidente del Consiglio confida che «molto altro possa cambiare con il nuovo governo tedesco». «Con il cancelliere Merz abbiamo cominciato a confrontarci. Se Italia e Germania, le due principali manifatture d’Europa, riescono a collaborare e trovano una piattaforma d’azione, allora ci sono le condizioni per ottenere ottimi risultati», ha assicurato. Inevitabile un passaggio dedicato ai rapporti con gli Usa: «Il rapporto con gli Stati Uniti è fondamentale: per mantenere la forza dell’Occidente, i nostri destini sono interconnessi. Durante la mia visita a Washington ho proposto un incontro a Roma fra Ue e Usa. Un primo incontro è avvenuto il 18 maggio a Palazzo Chigi con Vance e von der Leyen. È stato l’inizio di un dialogo che l’Italia ha continuato a facilitare in questi giorni, e che va portato avanti, se posso permettermi, con un approccio più politico che burocratico». Sul costo dell’energia, il governo sta «lavorando a un’analisi del funzionamento del mercato italiano per comprendere se eventuali anomalie nella formazione del prezzo unico nazionale possano essere la causa di aumenti ingiustificati, perché sarebbe inaccettabile se ci fossero speculazioni sulla pelle di chi produce e crea occupazione», ha detto Meloni. Che, poi, ha lanciato un invito a Bruxelles: «Consideriamo fondamentale, a maggior ragione in un quadro di instabilità dei mercati internazionali, che l’Europa abbia il coraggio di rimuovere quei dazi interni che si è autoimposta in questi anni».