Meno figli, più animali domestici. Ciò che può spiegare l’aumento delle adozioni di amici a quattro zampe in correlazione al calo delle nascite è che cani e gatti possono offrire l’opportunità di soddisfare un istinto di accudimento simile alla genitorialità, ma con meno esigenze
Vale la pena chiederselo, all’indomani dei dati allarmanti dell’Istat sulla natalità (-2,6% nel 2024). Potrebbe esistere una correlazione tra il fenomeno della fecondità al di sotto del tasso di sostituzione (si danno alla luce meno figli del necessario), che coinvolge Europa, Nord America e anche Asia orientale, e il fatto che una su quattro e una su due famiglie possiede almeno un cane, considerato a tutti gli effetti un membro della famiglia. La curiosa correlazione, secondo quanto riporta nel suo sito l’agenzia Agi, è emersa anche da uno studio pubblicato sulla rivista European Psychologist, condotto dagli scienziati dell’Università ungherese Eötvös Loránd, che ha analizzato i ruoli mutevoli dei cani all’interno delle moderne strutture familiari e come siano influenzati dalle norme culturali e dalle circostanze individuali. «Contrariamente a quanto si possa pensare solo una minoranza di proprietari di cani tratta effettivamente i propri animali domestici come bambini. Nella maggior parte dei casi, questi animali vengono selezionati proprio perché non sono come bambini, e ne vengono riconosciute le esigenze specifiche di specie», ha affermato Enikő Kubinyi, capo del Dipartimento di etologia dell’Università Eötvös Loránd. Tuttavia, gli stessi ricercatori sostengono che gli amici a quattro zampe possono rappresentare un compromesso appagante, soddisfacendo un impulso geneticamente radicato a nutrire e formare legami sociali senza investire le ingenti risorse necessarie per crescere un’eventuale prole. Non solo, le capacità cognitive e l’adattabilità alla comunicazione umana consentano ai cani di manifestare un’ampia gamma di comportamenti sociali, spesso paragonabili a quelli dei bambini preverbali. Alcuni esemplari possono sembrare indifesi, innocui e innocenti, proprio come i bambini piccoli. Un surrogato, il cane o il gatto, non esente da problemi: desideri ed esigenze di un cane non sempre coincidono con le aspettative dei proprietari; trattare i cani come sostituti dei bambini solleva diverse preoccupazioni etiche, come l’allevamento intensivo di alcune razze o l’adozione di comportamenti che possono provocare problemi emotivi e comportamentali nel cane. Non solo affetto, ma anche business. Infatti, si ricorre ai “surrogati” più nelle aree caratterizzate da redditi medi più elevati. Secondo i dati “Assalco Zoomarket”, in Italia si spendono 3 miliardi e 125 milioni per sfamare cani e gatti, 13 milioni per uccelli, roditori, tartarughe e pesci. Il business degli accessori toglie dalle tasche di giovani, e soprattutto anziani, 83,7 milioni tra giochi e antiparassitari.