di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Come si osserva in un articolo pubblicato +sul Sole 24 Ore, la legge recentemente approvata dal Parlamento in materia di partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese rappresenta «una finalità ambiziosa e di alto profilo», pur adottando una logica «volontaristica» che ha finito per alleggerire l’impianto originario della proposta di iniziativa popolare. Questa legge costituisce un passaggio storico: per la prima volta, infatti, dopo oltre settant’anni, si dà attuazione concreta all’articolo 46 della nostra Costituzione, rimasto per troppo tempo sulla carta a causa di pregiudiziali ideologiche che ora sono state superate dalla maggioranza della popolazione e quindi dei suoi rappresentati parlamentari. Ora resta il tema, fondamentale, della volontarietà e quindi della centralità affidata alla contrattazione collettiva nella traduzione in pratica della partecipazione, nelle varie forme possibili, gestionale, economico-finanziaria, organizzativa e consultiva. Un elemento che rappresenta certamente un rischio, rispetto ad una previsione per legge di tipologie di imprese nella quale applicarla obbligatoriamente, ma che dà vita anche ad un’opportunità inedita che noi, come Ugl, abbiamo atteso da decenni, ritenendo la partecipazione il principale strumento per la realizzazione della democrazia economica, e che ora intendiamo assolutamente cogliere. Per fare in modo che questa legge si diffonda nelle realtà aziendali, occorrerà lavorare per realizzare una reale volontà condivisa, sia da parte datoriale che sindacale, e forse qui si riscontreranno delle criticità, data la persistente opposizione ideologizzata di alcune sigle nei confronti di questo modello di relazioni industriali. Senz’altro le prime applicazioni concrete si realizzeranno dove si troverà una cultura aziendale favorevole o una rappresentanza sindacale sufficientemente forte e coesa. Ma le buone pratiche con i loro effetti positivi potranno essere la base per una diffusione ulteriore degli strumenti di partecipazione, ferma restando l’utilità degli incentivi fiscali per le imprese partecipative, per incoraggiare l’adozione del modello anche nei contesti meno strutturati. Sarà importante fare la nostra parte anche nella diffusione della cultura partecipativa, tra lavoratori ed opinione pubblica, oltre che fra gli stessi rappresentanti sindacali, che, comunque, e questo è un punto molto utile della legge, in caso di elezione a rappresentanti nei CdA e nelle commissioni paritetiche, avranno diritto ad una specifica formazione tecnica. Insomma questa è una grande opportunità per rilanciare il dialogo sociale e mettere al centro il lavoratore come soggetto attivo della vita d’impresa. Spetta ora alla contrattazione collettiva – e quindi alle parti sociali – dare gambe a questo impianto, costruendo modelli partecipativi efficaci ed affidabili.