Scontro Usa-Cina sui chip. Pesanti le accuse di Pechino che parla di «abuso dei controlli sulle esportazioni» per rallentare «artificialmente» lo sviluppo di Pechino. Washington ha messo in guardia l’industria tecnologica Usa dall’utilizzo di semiconduttori provenienti dalla Cina
Se le danno di santa ragione. Le tensioni sui semiconduttori, materiale di base fondamentale per l’elettronica e per la costruzione di dispositivi, tra i quali, i microprocessori e i circuiti integrati, sono tornati al centro dello scontro tra Usa e Cina, superpotenze reduci, da poco più di una settimana, dalle trattative sui dazi che hanno portato ad una momentanea tregua. Cosa è successo? Il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha pubblicato delle linee guida che mettono in guardia l’industria tecnologica Usa dall’utilizzo di semiconduttori provenienti dalla Cina, perché «sono stati probabilmente sviluppati e prodotti violando i controlli sulle esportazioni americane». Il Ministero del Commercio cinese ha definito le nuove misure «una combinazione di protezionismo e intimidazione», accusando apertamente Washington di voler «privare la Cina e altri Paesi del diritto di sviluppare settori ad alta tecnologia come i chip avanzati e l’IA». Difficile fermare la Cina, visto che ospita il 50% dei ricercatori globali in intelligenza artificiale. Ma il tentativo è palese. «Bullismo unilaterale», lo ha definito infatti Pechino. D’altronde non stiamo parlando di questioni di lana caprina, ma di intelligenza artificiale, cioè di presente e di futuro. Le accuse di Pechino sono pesanti: gli Stati Uniti stanno «abusando dei controlli sulle esportazioni per contenere e reprimere la Cina», danneggiando le aziende locali e «mettendo a rischio gli interessi di sviluppo del Paese». Le linee guida americane, put non essendo vincolanti, diversamente dall’amministrazione Biden, hanno come obiettivo dichiarato quello incoraggiare la condivisione «della tecnologia americana con Paesi affidabili ed evitare che cada nelle mani di potenziali avversari» e quindi scoraggiare la condivisione con Paesi poco affidabili. Negli ultimi anni, infatti, Washington ha imposto restrizioni per evitare che i semiconduttori americani venissero utilizzati per scopi militari o per alimentare modelli di IA cinesi in grado di competere con quelli statunitensi. In ogni, adesso, è stata la promessa di Pechino, arriveranno «misure ferme» in risposta. Non vanno meglio i rapporti tra Ue e Cina, perché quest’ultima considera «sanzioni unilaterali» e «ingiuste» anche quelle decise dalle Ue contro alcune aziende cinesi nell’ambito della nuova serie di sanzioni, annunciate ieri, contro la Russia sui settori energetico, militare e finanziario. Sanzioni che includono anche aziende cinesi e degli Emirati Arabi Uniti.