Alta tensione: Polonia e Romania al voto. Al primo turno delle elezioni presidenziali va la Polonia, al secondo la Romania. Il vento del cambiamento spira molto forte e anche l’alibi delle “ingerenze straniere”

Si svolgeranno nel fine settimana due importanti tornate elettorali europee: intorno alla Polonia e alla Romania c’è moltissima attenzione. In Polonia, si parla di elezioni presidenziali ad alta tensione. A sfidarsi, i progressisti filoeuropeisti e i nazionalisti cattolici. Il favorito è Rafal Trzaskowski, sindaco di Varsavia e esponente di Piattaforma Civica, il partito del premier Donald Tusk, atlantista e europeista, mentre suo rivale è il conservatore Karol Nawrocki, sostenuto dal Presidente della Repubblica uscente, Andrzej Duda, avversario di Tusk. C’è un terzo candidato: Slawomir Mentzen, del partito di destra Konfederacja. Per essere eletti serve la maggioranza assoluta dei voti (50%+1) ed è molto probabile arrivare ad un ballottaggio, perché il favorito Trzaskowski dovrebbe ottenere preferenze intorno al 38%. Si parla anche per queste elezioni di interferenze russe, visto che il ministero degli Affari digitali ha lanciato un’allerta sul numero crescente di attacchi informatici russi, mentre il Paese è letteralmente spaccato in due: da una parte, l’Ovest progressista, dall’altra l’Est conservatore, sensibile ai fenomeni immigratori. Ancora maggiore attesa c’è per la Romania, dove si è parlato di democrazia sotto attacco, quando, venerdì 6 dicembre 2024, con una decisione clamorosa la Corte Costituzionale romena ha annullato gli esiti del primo turno delle elezioni presidenziali del 24 novembre, motivando il tutto con le manipolazioni informatiche orchestrate dall’estero, cioè dalla Russia, che avrebbero portato illecitamente alla vittoria Calin Georgescu. Quest’ultimo, politico filorusso di estrema destra, è stato estromesso dal secondo turno delle elezioni presidenziali. Ma domenica 18 maggio il favorito, andato al di là delle aspettative, è George Simion, a sua volta “candidato dell’ultradestra”, che al primo turno ha sfiorato il 41% dei consensi come leader dell’Alleanza per l’Unione dei Romeni (Aur). Suo avversario è il liberale centrista Nicușor Dan, sindaco di Bucarest, indipendente, con il 20,9% dei consensi. Entrambi i candidati sono degli outsider anti-sistema e potranno determinare un cambiamento negli indirizzi di politica estera di Bucarest. Sull’esito del voto pesano i cosiddetti rumeni della diaspora circa 5,7 milioni di persone al di fuori dei confini nazionali: sono stati loro ad aver manifestato il rifiuto verso il sistema politico tradizionale, molto più dei connazionali in patria. Vincerà la democrazia o il comodo alibi delle ingerenze straniere?