Centrale il ruolo del Cnel che può promuovere la diffusione delle buone pratiche
Il giorno dopo l’approvazione del disegno di legge in materia di partecipazione dei lavoratori alla gestione dell’impresa, in attuazione dell’articolo 46 della Costituzione, non si spengono le polemiche nel mondo della politica e all’interno del sindacato. Il testo è stato approvato con il voto a favore del centrodestra, di Azione e di Italia viva, con il voto contrario del Movimento 5 Stelle e dell’Alleanza verdi-sinistra e, soprattutto, con l’astensione del Partito democratico, una scelta, quest’ultima, che ha sorpreso e che ha causato, fra l’altro, la fuoriuscita della ex numero uno della Cisl, Anna Maria Furlan. La decisione presa dai Dem è strettamente connessa alle dinamiche sindacali. La proposta di legge, infatti, è stata sostenuta dalla Cisl e dalla Ugl, mentre è stata osteggiata dalla Cgil e accolta tiepidamente dalla Uil. Il vero banco di prova, però, sarà nelle prossime settimane, quando le quattro sigle si troveranno a contrattare nelle aziende l’introduzione di strumenti partecipativi. Già adesso, diverse grandi aziende hanno anticipato la volontà di voler coinvolgere i propri dipendenti nell’azionariato, utilizzando le agevolazioni previste. In un tale scenario, sarà decisivo il ruolo svolto dal Cnel: presso il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro è infatti prevista l’istituzione di una Commissione nazionale permanente per la partecipazione dei lavoratori.