di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Il recente intervento di Mario Draghi a Coimbra ha delineato un quadro ambizioso per il futuro dell’Unione Europea, toccando temi fondamentali come dazi, competitività, energia e salari e difesa comune. Proposte valide, soprattutto quelle riguardanti il settore economico, mentre dal punto di vista della difesa comune europea, se certamente è necessario rafforzare le misure di sicurezza nazionali, più complessa resta, invece, la realizzazione di una catena di comando unificata che rispetti adeguatamente i principi di sovranità nazionale e rappresentanza popolare, anche date le difficoltà politiche attualmente presenti in molti grandi Stati Ue. Per quanto riguarda le criticità presenti nella Ue a livello economico e sociale, bisogna dire che risalgono a ben prima della politica dei dazi della nuova amministrazione Usa, anche se ora si sono rivelate in tutta la loro entità. Erano, infatti, già incombenti da lungo tempo, minando la competitività europea nel rapporto con i competitor internazionali ed il benessere delle popolazioni del Vecchio Continente, ed erano state ulteriormente accentuate nei tempi recenti dalle difficoltà determinate da pandemia, crisi energetica e guerra in Ucraina. Questi eventi non hanno fatto altro che far emergere problemi che già esistevano, strettamente connessi alle questioni sollevate, ora, da Draghi e che in molti, l’Ugl in prima fila, denunciavano da tempo. La questione energetica, con un’eccessiva dipendenza dalle importazioni e quindi problemi di sicurezza ed indipendenza, ma anche prezzi troppo alti per famiglie e imprese. Servono, come ha sottolineato lo stesso ex Premier, politiche energetiche più autonome e sostenibili, e quindi adeguati investimenti, purché nel segno della neutralità tecnologica. Una migliore protezione dell’industria europea ed in generale del nostro sistema produttivo, di fronte alla concorrenza internazionale, a volte anche sleale, valorizzando innovazione, ricerca e sviluppo. Una risoluzione del grave e complesso problema della stagnazione dei salari reali in Europa rispetto agli Stati Uniti, un tema particolarmente sentito in Italia, con politiche a sostegno del potere d’acquisto dei lavoratori, per ragioni di equità sociale, stabilità economica e crescita dei consumi interni. Interessante la proposta dell’ex governatore della Bce, relativa all’emissione di debito comune come strumento fondamentale per finanziare la difesa e stimolare la crescita, in una visione favorevole a strumenti finanziari comuni che possano sostenere gli investimenti strategici dell’Ue. Soluzioni condivisibili, quindi, su diversi punti chiave: una politica industriale forte, la protezione dell’occupazione, l’autonomia energetica e la riforma delle regole fiscali europee. In un’Europa che – va detto – dovrebbe attuare una seria e profonda revisione di molte scelte discutibili compiute negli ultimi anni, dal Green Deal in poi, impostando finalmente un concreto cambiamento di rotta per garantire la prosperità e la stabilità dell’Unione nel contesto globale.