di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl

Oggi il via libera del Senato alla legge sulla partecipazione dei lavoratori alle imprese, il provvedimento ispirato dall’iniziativa popolare promossa dalla Cisl, per dare attuazione, finalmente, dopo 77 anni, all’articolo 46 della Costituzione. La nuova normativa punta a costruire un quadro organico per rafforzare il coinvolgimento dei dipendenti, sia sul piano economico che decisionale. Prevede strumenti per incentivare la distribuzione degli utili aziendali ai lavoratori, attraverso una tassazione agevolata, e promuove forme di partecipazione finanziaria tramite l’assegnazione di azioni o strumenti equiparabili. Viene inoltre introdotta la possibilità per le imprese di prevedere la presenza dei rappresentanti dei lavoratori negli organi di controllo e gestione, come i consigli di amministrazione o di sorveglianza. Un altro aspetto rilevante riguarda la partecipazione consultiva e organizzativa: la legge incoraggia la costituzione di commissioni paritetiche tra aziende e rappresentanze sindacali per affrontare congiuntamente temi cruciali come il benessere lavorativo, l’innovazione organizzativa e la qualità dei processi produttivi. Le aziende potranno inoltre consultare preventivamente i lavoratori su decisioni strategiche, rafforzando così il senso di corresponsabilità. Per sostenere queste misure, è previsto uno stanziamento di 72 milioni di euro nella legge di bilancio 2025, destinato a finanziare i benefici fiscali connessi alla partecipazione economica e finanziaria. L’Ugl accoglie con soddisfazione questo provvedimento, ricordando come il principio della partecipazione sia stato uno dei pilastri fondativi del nostro sindacato, fin dalla nascita della Cisnal nel 1950. Un primo passo importante verso un modello più evoluto di relazioni industriali, in cui i lavoratori siano protagonisti attivi delle scelte aziendali. Dispiacciono le resistenze incontrate dalla legge, anche da parte della Cgil, che l’ha interpretata come un possibile, ma in realtà improbabile, indebolimento del ruolo dei Ccnl, il tutto mentre lo stesso sindacato spinge per il salario minimo legale, vero attacco alla contrattazione. Ora occorrerà migliorare ulteriormente la norma, passando da una partecipazione su base volontaria e senza la presenza obbligatoria dei rappresentanti dei lavoratori nei Cda delle aziende pubbliche, ad un ulteriore step, che preveda forme di partecipazione automatiche, in primis nel pubblico, ma anche nel privato. Per questo il nostro auspicio ed il nostro impegno è quello di mantenere alte le ambizioni, affinché questo primo, storico, intervento normativo rappresenti solo l’inizio di un percorso ancora più incisivo, in grado di costruire una vera democrazia economica fondata sulla corresponsabilità tra capitale e lavoro.