Di nuovo a rischio dopo l’incidente del 7 maggio. I commissari chiedono cigs per 4000 addetti di cui 3500 a Taranto
Stavolta si rischia di brutto per l’ex Ilva. L’ultimo incidente avvenuto nello stabilimento di Taranto, che per fortuna non ha fatto vittime, lo scorso 7 maggio, e causato da un incendio all’Altoforno 1 per la probabile esplosione di una tubiera, con conseguente emissioni di gas non controllati e il cedimento strutturale di una parte dell’impianto, sta compromettendo il futuro, fino ad un eventuale spegnimento dell’acciaieria. Ipotesi, quest’ultima, da scongiurare dati gli inimmaginabili, costi economici e sociali che ne conseguirebbero. I tempi con cui sono stati autorizzate dalla Procura di Taranto le azioni di salvaguardia dell’altoforno 1 dell’ex Ilva, dopo l’incendio di mercoledì scorso, avrebbero arrecato gravi danni all’impianto, ritenuto non riavviabile prima della fine dell’anno (e con una spesa di alcune decine di milioni di euro) e potrebbe anche aver compromesso la possibilità di rispettare il cronoprogramma industriale che prevedeva il raggiungimento di determinati target produttivi e la vendita del complesso aziendale agli azeri di Baku Steel Company.
Secondo il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, tutte le condizioni da definire «non può scioglierle solo il governo nazionale, dovrà farlo insieme ai governi regionale e locale». Il ministro nel confidare che «si possa consentire la manutenzione dell’altoforno sull’impianto sequestrato; altrimenti, se non fosse possibile intervenire tra poche ore per metterlo in sicurezza, non sarebbe possibile riattivarlo, e probabilmente sarebbe la fine del sogno della siderurgia green a Taranto», lascia immaginare quali e quante siano le difficoltà sul campo.
Così, oggi, nell’incontro con i sindacati, sempre più allarmati al punto da chiedere un urgente confronto con il governo, i commissari di Acciaierie d’Italia hanno annunciato immediata cassa integrazione straordinaria per 4046 lavoratori, di cui 3.538 a Taranto. Sono circa 1000 in più rispetto agli attuali cassaintegrati. I sindacati chiedono che non siano i lavoratori a portare il peso di questo ennesimo intoppo, che straccia il sogno di produrre a Taranto l’acciaio green. Ma una speranza ancora c’è: 100 milioni del prestito ponte sull’ex Ilva, contrariamente a quanto riportato da alcuni nel corso dell’incontro questa mattina con i sindacati, sarebbero in arrivo «grazie al fattivo intervento delle istituzioni, tant’è che il governo ha ottenuto il via libera della Commissione europea e sta completando l’iter amministrativo necessario per procedere all’erogazione».