di Francesco Paolo Capone, Segretario Generale Ugl
Se l’elezione di Papa Leone XIV molte speranze e aspettative ha alimentato in tema di pace, altrettante ne suscita per noi, fortemente preoccupati per commercio, industria e lavoro, la pubblicazione del documento congiunto tra Usa e Cina, che ha portato a una sospensione di 90 giorni della maggior parte dei dazi reciprocamente imposti. La pausa alla guerra commerciale tra le due superpotenze non sarà il punto di equilibrio definitivo nei rapporti tra Washington e Pechino, ma potrebbe esserne la premessa. Ciò dimostra che il presidente degli Stati Uniti non va alla rottura per distruggere, ma per rinegoziare. I metodi si possono discutere, ma le speranze di pace che si sono aperte in diversi scenari conflittuali del mondo, si devono soltanto a Donald Trump.
Detto in altre parole, è chiaro che con gli Usa si deve e bisogna saper trattare: è arrivato il momento per l’Europa di dimostrarlo. C’è da augurarsi che le divisioni in campo, molto ben evidenziate dal viaggio in Ucraina dei tre leader su 27 – e di cui uno ex partner europeo – e cioè di Merz, Macron e Starmer, in questo delicato frangente, non facciano saltare per aria sia l’abile lavoro diplomatico in cui si è impegnata in prima persona il nostro presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sia il rapporto indiscutibile e interdipendente che lega l’Europa agli Stati Uniti.
Come detto e ripetuto più volte, è forte la preoccupazione per la “guerra commerciale”, soltanto minacciata o “sospesa” che sia, e per il rischio di progressivo impoverimento industriale dell’Europa e del nostro Paese, dovuto a scelte antecedenti alla politica dei dazi statunitense. Le difficoltà dei comparti siderurgico e automotive sono sempre più evidenti e le contromisure, urgenti, da adottare devono andare ben oltre la sospensione delle multe per il settore auto, fino a d arrivare a rendere tangibile il principio di neutralità tecnologica, rivedendo molti aspetti del Green Deal, guardando pragmaticamente e non ideologicamente le questioni ancora aperte sul clima con la ridefinizione di un nuovo quadro di regole volto ad accompagnare il processo di transizione energetica, anche in una prospettiva di decarbonizzazione, nel pieno rispetto, stavolta, delle criticità e delle specificità industriali, economiche e occupazionali dell’intero Continente e di ogni singolo Stato. Non basta, inoltre, affermare che i rapporti sulla competitività di Letta e Draghi sono «il cuore pulsante» della Commissione Ue, bisogna metterli subito in atto, perché sono, “siamo” già in ritardo. I colossi, si sa, fanno passi da gigante in campo tecnologico.
Ad oggi l’Ue, in tema di dazi ha realizzato una lista di contromisure per 100 miliardi di euro, che scatterebbe in caso non ci fosse intesa con gli Usa. Una lista che coinvolge l’industria aeronautica, i veicoli a motore e la componentistica, l’agro-alimentare, la chimica e le plastiche ed equipaggiamenti elettrici.
L’auspicio dell’UGL è che tutto ciò non si debba mai rendere necessario.