Referendum, il paradosso dei quesiti sul lavoro. Renzi: «È legittimo cercare di non far raggiungere il quorum». Calenda: «Andrò a votare ai referendum per bocciarne 4 su 5». Il quinto, promosso da +Europa, riguarda il requisito per ottenere la cittadinanza italiana. I promotori chiedono 5 sì

La situazione che si è venuta a creare con i 4 referendum abrogativi sul lavoro (8 e 9 giugno) voluti dalla Cgil e sostenuti (da una parte) del Pd, l’ha sintetizzata Matteo Renzi dai microfoni di SkyTg24: «In questa stagione della storia del Paese, che bisogno c’era di fare un referendum sul Jobs Act e su norme di 10 anni fa? È un errore della Cgil aver fatto questo referendum ora. Il dramma di oggi non sono i licenziamenti ma gli stipendi bassi…La Meloni che era contro il Jobs Act riceve da Landini un gigantesco regalo, se la gode a vedere che Landini mettere il Pd a chiedere l’abrogazione delle riforme fatte dallo stesso Pd, fatte dal governo Renzi, Gentiloni e persino da Conte». Questo, per quanto attiene alla politica. Per quanto riguarda, invece, il mondo del lavoro, il problema non è meno paradossale. Perché, come per il salario minimo, la Confederazione sindacale più grande d’Italia, e con essa i partiti che la seguono, sta mettendo in pericolo diritti e tutele ottenuti in decenni di strenue battaglie. Con i quesiti 1 e 2, rispettivamente su “Licenziamenti illegittimi e contratto a tutele crescenti” e “Indennità per licenziamenti nelle piccole imprese”, sui quali è poi intervenuta la Corte Costituzionale, in caso di vittoria del sì, tutto tornerebbe nelle mani del giudice e la norma realmente abrogata non sarebbe il Jobs Act, ma il dettato della Corte Costituzionale che aveva ridimensionato la portata negativa del Jobs Act. Con l’aggravante, poi, che rientrerebbe in vigore la Legge Fornero del 2012, nata a suo tempo per fare bene “i compitini” chiesti dall’Europa, e dunque non migliorativa soprattutto in caso di indennità. Il quesito 3 chiede l’abrogazione delle norme del Jobs act che consentono contratti di lavoro a termine fino a 12 mesi senza «causali», cioè, chiede l’abolizione di un contratto molto utilizzato soprattutto nei settori a forte rotazione o a carattere stagionale, rischiando di portarli alla paralisi e quindi a meno assunzioni. Il quesito 4, sulla sicurezza sul lavoro, chiede di abrogare la norma che, in caso di infortunio sul lavoro, limita la responsabilità all’azienda appaltatrice o subappaltatrice, escludendo l’azienda appaltante. In realtà, la responsabilità solidale è già in vigore dal 2021 e la responsabilità non può essere spostata solo sulla ditta appaltante, con un ritorno all’indietro. Il punto è: intervenire in queste materie si può, ma con uno strumento più appropriato e meno lacunoso di un referendum abrogativo. E alla fine chi ci rimette davvero in questa storia?