La maggioranza punta a misure di sostegno alla contrattazione collettiva
Un rapido e breve ciclo di audizioni per poi chiudere il cerchio in commissione e andare in aula. È questo il cronoprogramma che si è dettato la commissione lavoro del Senato sul disegno di legge in materia di salario minimo legale. La vicenda, come noto, si trascina da tempo. Già nella passata legislatura, una proposta volta all’introduzione di un salario minimo orario di legge non aveva visto la luce, anche per l’opposizione di Cgil, Cisl, Uil e Ugl che avevano rivendicato la centralità della contrattazione collettiva. Con l’avvento del governo Meloni, la minoranza parlamentare ha rilanciato il tema, trovando questa volta una sponda nella Cgil e nella Uil, mentre la Cisl e la Ugl hanno mantenuto la loro posizione coerente rispetto al passato. Il centrodestra, forte anche del parere del Cnel sulla copertura della quasi totalità della forza lavoro dipendente assicurata dalla contrattazione collettiva, ha chiuso all’ipotesi di un salario minimo legale orario, preferendo puntare sugli incentivi alla contrattazione collettiva aziendale o territoriale e sul taglio del cuneo fiscale. La commissione lavoro del Senato, dopo aver di nuovo ascoltato i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, martedì prossimo ascolterà alcune associazioni datoriali in precedenza non coinvolte, in particolare del commercio, del terziario e dell’agricoltura, i consulenti del lavoro e dell’associazionismo giovanile.