La comunità internazionale invita le parti alla moderazione
Gli attacchi lanciati ieri dall’India in Pakistan – quella di Nuova Delhi è una risposta all’attentato avvenuto alcune settimane fa nel Kashmir indiano – sono, dal punto di vista di Islamabad, una dichiarazione di guerra, oltretutto giunta – accusa – con il falso pretesto del terrorismo. Le tensioni crescenti tra i due paesi aprono dunque nuovi scenari, con la comunità internazionale in apprensione per quello che potrebbe diventare il terzo conflitto su larga scala dopo le guerre in Ucraina e in Medio Oriente. Come riportato da diversi media, il primo ministro pakistano, Shehbaz Sharif, ha autorizzato le forze armate «a intraprendere azioni corrispondenti» in seguito agli attacchi dell’India. Scontri tra le parti si sono registrati ancora nelle ultime ore, provocando diverse vittime. Un invito alla moderazione e a evitare qualsiasi escalation è arrivato da molti paesi. Unione europea, Regno Unito, Cina e Turchia si sono già espresse in questo senso. Nello specifico Pechino e l’Iran si sono offerti per un ruolo di mediazione, che favorisca un dialogo volto a scongiurare il rischio totale di conflitto. In Russia, il Cremlino, tramite il portavoce Dmitri Peskov, ha parlato di «estrema preoccupazione» ed esortato Nuova Delhi e Islamabad «ad adottare rapidamente metodi negoziali per risolvere tutte le divergenze». «È una vergogna. Spero solo che finisca il più presto possibile», il commento del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, appena appreso ieri del raid indiano.